Compiti per le vacanze: Skrull kill krew

luglio 25, 2015

250px-Skrull_Kill_Krew_01_coverIn un periodo in cui nelle nostre edicole e fumetterie non veniamo invasi da nuguli di novità, un ripescaggio come quello di cui provo a parlarvi è totalmente da non perdere.

Il fatto che quando Morrison e Millar nei bui anni novanta scrivevano qualcosa assieme erano una bombissima non è un mistero dai tempi di Aztek, che probabilmente in pochi ricorderanno se non per il premio “peggior costume di sempre”, ma che era una lettura da leccarsi i baffi.

Qualche settimana fa nei nostri scaffali è arrivata una perla micidiale, ossia l’intera saga di “Skrull kill krew” in un unico volume. Piccolo capolavoro che non può mancare sotto i vostri ombrelloni e nelle vostre librerie.

La trama prende il via da una delle trovate più lol dei tempi che furono: gli skrull dormienti mutati in placide mucche. La trovata geniale dei giovini Millar e Morrison è “e se qualcuno avesse macellato quelle placide mucche e qualcun altro se le fosse mangiate in un panino?”.

E da qui nascono i personaggi della Skrull kill krew, i cui due membri portanti sono un enorme nero incazzoso e uno skinhead nazistoide, e il cui obbiettivo è smascherare e uccidere in giro per il mondo il maggior numero di alieni possibile nelle giuste maniere coatte quando non splendidamente demenziali (la scenetta dello scontro con l’Hydra è divertentissima).

Classico volume che una volta finito ne vorreste almeno altri venti. Meravigliosissimo!


Prima di Super 8…

novembre 14, 2011

Prima di “Super 8” c’era chi aveva già fatto un’operazione simile nei fumetti.
Era Mark Millar e non s’era ancora bevuto del tutto il cervello in quel molestissimo senso di onnipotenza attuale che lo porta a sfornare una cagata dopo l’altra, e il fumetto era “1985” di cui già avevo tessuto le lodi con sfrenato machebellisimo al momento della pubblicazione del volume in fumetteria.

Se allora avete lasciato questo volume sugli scaffali e volete rimediare settimana prossima (il 21 novembre) il volume uscirà in edicola nella collana Supereroi la leggenda Marvel, quindi all’ottimo prezzo di dieci euri circa.
Per chi non ha voglia di andare a vedere cosa dicevamo ai tempi, è la storia di un ragazzino che negli anni 80 assiste all’invasione del mondo reale da parte dei supercattivi marvel incazzati come caimani.
Tanti riferimenti al cinema per ragazzi di quegli anni, tanti disegni bellissimissimi, una storia più che buona, e più di una similitudine con Super 8, solo che al posto di un alienazzo incarognito e un po’ anonimo ci sono il Dottor Destino, Lizard, Bullseye e compagnia bella.
Volete mettere?
Preparate i soldini e approfittatene.


Ultimate avengers

settembre 16, 2010

Ultimate avengers fa talmente cagare che non mi impegno neanche a cercare un titolo simpatico da dare a questo post, è già stata dura trovare la voglia di scriverlo.

Solleticato, nonostante le recenti porcherie partorite da Mark Millar tipo “Kick ass” o “Nemesis”, dal ritorno dell’autore scozzese nel mondo Ultimate mi sono ostinato a leggere tutta la prima miniserie (appena finita di pubblicare in Italia) di questi nuovi Vendicatori.
Viene introdotto il Teschio rosso, che questa volta non è un gerarca nazista ma il figlio di Capitan America seminato in patria prima della partenza per la guerra. Il figlio sentendo l’assenza del padre viene addestrato dagli americani ma diventa uno stronzone e massacra 400 soldati per poi scarnificarsi la faccia da solo e iniziare ad ammazzare gente random in giro per il mondo compresi neonati. Un cattivone di tutto rispetto quindi, e in questa saga elettrizzante come uno show di star in declino che ballano sulla tv pubblica di sabato sera Millar si diverte a rivedere la mitica storia del cubo cosmico di Lee e Kirby.
Peccato che quando questo Teschio rosso si trova il cubo cosmico in mano invece di dimostrare quanto è un cattivone facendo le peggio cose ai vendicatori sta li ad aspettare che qualcuno lo faccia fuori.
Ultimate avengers fa talmente cagare che ve lo racconto a cazzo di cane.

Si sto spoilerandovi tutta la storia tanto è una cagata pazzesca e non vi perdete niente.
Sappiate che alla fine Cap trapassa il Teschio rosso con la punta di un aereoplano, questo non muore ma finisce in ospedale dove in una scena commovente come una coda alla cassa del supermercato spiega di aver fatto tutto questo (uccisioni, massacri, torture…) per poter cambiare la realtà e crescere con suo padre. Poi arriva la nuova Wasp e lo giustizia con una pistolettata in faccia.
Volevate leggere sta roba? Vi ho fatto un piacere.
Ultimate avengers fa talmente cagare che mi viene il vomito solo a ripensare al finale di questa miniserie.

Ma andiamo avanti.
Vengono presentati anche questi nuovi vendicatori del mondo Ultimate dal carisma di una merda tra le lenzuola. Non mi soffermo troppo sulla loro pochezza se non per la trovatona di Nerd Hulk, ossia un Hulk intelligente e timidone.
Che mattacchione Millar! Ormai sembra quei ragazzetti un po’ sfigati che fanno battutine al bar per poi ridere da soli nell’imbarazzo generale. Contento lui, contenti tutti.
Ultimate avengers fa talmente cagare che evito di sottolineare le evidenti stronzate legate a ogni singolo personaggio.

Non saranno i pessimi Ultimates di Loeb, ma nemmeno quelli ottimi delle due stagioni di Millar, e i disegni di un Pacheco totalmente sottotono non salvano la baracca.
Trovate totalmente prive di mordente, scene ganassa da sbadiglio, e dialoghi insulsi sono la salsa di questo arrosto bruciacchiato. In pratica manca tutto quello che rendeva valido il lavoro dello sceneggiatore scozzese.
Emblematico Cap che scappa da un’esplosione lanciandosi da un palazzo su una moto dicendo (più o meno, non vale la pena sbattersi ad andare a cercare la citazione giusta): “solo una ragazzina si farebbe fermare da una bomba!”.
Riderissimo vero?
Ultimate avengers fa talmente cagare che non ricordo nemmeno dove ho messo il primo albo che conteneva questa esilarante gag.

Proprio Cap diventa ormai una macchietta. L’ultimate Capitan america messo in campo da Millar era un personaggio divertentissimo. Qua invece abbiamo a che fare con uno sparapose reazionario tanto forzato da risultare solo patetico.
Ultimate Avengers fa talmente cagare che non mi impegno neanche a trovare una buona conclusione a questa recensione. Sappiate solo che a leggere i commenti in giro le prossime miniserie sono ancora peggio di questa, se vi ho convinto con queste righe a evitare questa rumenta posso ritenermi più che soddisfatto.


Kick-ass, ossia come cagare fuori dal vaso

marzo 23, 2010

Giobatta is not amused

Giobatta is not amused

Per far uscire “Kick-ass” anche in Italia hanno aspettato che iniziassero a girare i trailer del film tratto da questa nuova fatica di Mark Millar così da avere già un discreto hype aggratis.
Una strategia di marketing niente male a cui si vanno ad aggiungere due cose:
1- un sottotitolo “SPACCA!” che non attirerebbe nessuno con più di tredici anni.
2- 11 euro di spesa per metà della mini = solo 96 fottute pagine di fumetto.

Per il punto 2 Giobatta sta organizzando una manifestazione in Piazza del Popolo a Roma.

Andiamo diretti al punto: “Kick-ass” merita i vostri soldi?
Secondo me assolutamente no.
Meglio, non ne merita così tanti.

“Kick-ass” narra la storia di uno sfigato liceale che si mette un costume per imitare gli eroi che gli garbano e prende un sacco di ceffoni anche da Capitan Bidello, un supercattivo sovrappeso e inutile che mi sono appena inventato.
Fine.

Mark Millar delinea però uno sfigato veramente sfigato, ma così sfigato da non avere metri di paragone in nessun media. E questo caspita se lo fa bene!
Il problema è che nel farlo Millar caga fuori dal vaso (un po’ come chi ha stabilito le modalità di stampa e i prezzi dell’edizione italiana), creando così una macchietta. Ok lo sfrenato onanismo, ok l’essere una mezzasega, ok l’essere un coglione, ok le pippe sull’insegnante milf tettona, ok la mamma morta e il padre tonto ma buono… ma quando si arriva alla cotta per la sbarba strappona della classe si raggiunge il baratro della mestizia.
Ora, io, e la maggior parte della gente che conosco abbiamo avuto la nostra bella infatuazione non corrisposta ai tempi del liceo, ma io e ci posso giurare nessuno di quelli che conosco avrebbero finto di essere froci per starci assieme sperando di toccare una tetta prima o poi.
Si, sto spoilerando e me ne sbatto allegramente, 11 euro per 96 pagine mi danno il diritto di farlo.
Con questa pantomima Millar va a costruire il momento più forzatamente patetico della storia del fumetto, roba da far cascare i coglioni, peggio della scena di “Spiderman 2” in cui la vecchia dà 10 dollari a Peter Parker come regalo di compleanno (si, era un bel film, ma quella scena era una merda).

Per quanto riguarda il resto, nel trailer del film si punta molto sul personaggio di Hit girl (che qua appare solo verso la fine del volume), ragazzina sui dieci anni che fa massacri a suon di spadate. Scusatemi, ma continuo a preferire Panda, la manza tredicenne di “Body bags” con tette enormi e rigorosamente vestita da troia.

Detto questo comunque “Kick-ass” sarebbe anche carino, ritmo frenetico, disegni strabelli del sempre ottimo Romita jr e una storia che alla fine dei conti si legge in scioltezza.
Il problema è che a me Millar piace, “Chosen” è un capolavoro, “Wanted” era molto bello, idem “1985”. Le sue serie di “Ultimates” sono una meraviglia e anche altre cose scritte per la Marvel come “Wolverine nemico pubblico” alzano il ganzometro, in questo “Kick-ass” però lo scrittore scozzese se la canta e se la suona da solo, spesso tra le pagine si leggono momenti in cui sembra che si stia dando un numero eccessivo di pacche sulle spalle, e mi è sempre stata sulle palle la gente che si masturba sulle sue opere pensando “yeah quanto sono fighissimo, oltraggioso, moderno, ganzo, bravo, imprevedibile…”.

Quindi se avete 11 euro (22 considerando che saranno due volumi) da buttare, siete pronti ad abbassare lo sguardo mentre Giobatta vi insacca, e non avete niente da meglio da leggere compratevi pure “Kick-ass”, sennò aspettate il film e vivete sereni.


Dark Reign: Elektra

gennaio 28, 2010

Io non sto seguendo proprio benissimo tutto quello che accade nelle testate regolari Marvel in questo post Secret Invasion. Ho preso giusto il numero 0 di Dark Reign tanto per farmi un’idea e per il resto avanzo in ordine sparso. Eccezione fatta per i Fantastici Quattro di Millar & Hitch (soprattuto per la saga dedicata al Maestro del nostro regante Victor.., che comunque vi consiglio e su cui prima o poi spenderemo due parole) il resto – pur non avendolo letto – mi sembra piuttosto una cazzata e leggerissimamente difficile da seguire. Voglio dire: in edicola e nella mia libreria specializzata (dove uno dei commessi ho scoperto che ha come suoneria del cellullare la sigla di The Big Bang Theory) mi sembra di aver visto almeno 4 quattro 4 Dark Reign n°0. Tutti con copertine differenti e coloratissime e bellissime, ma ormai ho praticamente l’età di Jesus… e non è che posso fami coglionare ancora da effetti speciali poco speciali come questi. Il meglio di Dark Reign – se chiedete a me – lo si sta leggendo sui numerio autoconclusivi, giustamente e coerentemente dedicati agli eroi più ambigui e oscuri della Marvelsfera. Vi avevamo già resi partecipi del nostro entusiasmo nei confronti della mini dedicata al Punitore. Oggi è la volta di Dark Reign: Elektra.

Tutta quella pantomima dell’invasione Skrull ruota attorno alla killer greca e giustamente si è deciso di andare un po’ più a fondo nella sua storia, per capire esattamente cosa sia accaduto (anche perché, diciamocelo, in Secret Invasion c’erano talmente buchi di sceneggiatura e cose irrisolte che manco nell’ultima serie di Lost). Andiamo con ordine e tentiamo di mettere insieme i pezzi. Gli umani hanno appreso dei piani degli invasori proprio grazie alla morte in battaglia della versione Skrull di Elektra. Ora che l’invasione è stata fermata, e che Norman Osborn ha preso il potere e fondato il suo H.AM.M.E.R., la vera Elektra Natchios è rispuntata fuori e non in splendida forma. Tratta in salvo da Iron Man, Elektra si trova in cura in un ospedale. Qui sono in tanti a voler mettere le mani sul suo corpo – e soprattutto sulla sua mente – per dare risposta a una serie di domande non da poco: come ha fatto la nostra a tornare in vita? Quando esattamente Elektra è stata rapita e sostituita dagli Skrull? Da una parte quindi il perfido Osborn e la sua balotta, dall’altra le vittime di un attacco a un elivelivolo S.H.I.E.L.D. da parte dell’assassina di rosso vestito. Il dubbio però è: Quando Elektra ha fatto fuori più di 100 soldati S.H.I.E.L.D. era in sé o era già stata sostituita dagli Skrull? A questo si aggiunge il nuovo Occhio di Falco (il caro e vecchio Bullseye, con cui la nostra ha un bel debito di sangue sul groppone) e Wolverine, anche lui incapace di dire se ha passato del tempo con la vera Elektra o con la sua sostituta aliena. Insomma un gran casino.

Il punto più interessante del volume è ovviamente lo scontro diretto tra Elektra e Bullseye/Occhio di Falco, che a dire il vero si risolve in fretta e furia, ma che comunque – scusate lo scontato gioco di parole – ha qualche freccia al proprio arco. Non vi svelo nulla, ma vi posso dire che il tutto gioca anche su qualche interessante rimando visivo alle famose e vecchie tavole firmata da Miller all’epoca del loro famoso e mortale scontro. Tolto questo episodio, la matita di Clay Mann fa il suo sporco lavoro, ma non regala nessuna emzione particolare. Fa meglio la penna di Zeb Wells che riesce a districare l’intricata materia di cui è fatta la recente storia Marvel e che riesce contemporaneamente a spiegare quasi tutto, ma al tempo stesso far aleggiare quel velo di confusione e dannazione che pesa sulla testa di Elektra. Insomma: niente male. Ah, Norman Osborn comincia ad essere simpaticissimo: tortura, insulta e si comporta come un bullo di periferia pieno di soldi.


Consigli per gli Acquisti: Superman Red Son

agosto 5, 2009

uscitoson

I freakettoni sono una brutta bestia. Ascoltano musica orribile, cercano sempre di rompere le palle con bonghi e tamburelli e ce l’hanno con tutto quello che è americano. Senza se e senza ma, per usare un’espressione a loro cara. Mi ricordo di una scritta sul muro della biblioteca dell’Università di Bologna. “Boicottate i Simspon: banalizzano il quotidiano!”. Che vuol dire proprio che sei alla frutta… Comunque. Sempre loro, sono quelli che se si cimentano una volta nella vita con la lettura di un giornalino a fumetti, questo deve aver per lo meno vinto le festival de Angoulême, o parlare della Guerra d’Algeri. Mai e poi mai il freakettone si avvicinerebbe a un fumetto americano di supereroi. Questi – come è noto – sono prodotti destinati a bambini stupidini. Sono prodotti americani e, come la Coca Cola e la Nike, sono delle multinazionali del terrore che vogliono rovinare il mondo e uccidere le balene.

Per questi personaggi discutibili, il peggiore di tutti i supereroi è ovviamente Superman. Anche Capitan America non è visto di buon occhio, ma Superman è peggio… La massima rappresentazione dello strapotere degli Stai Uniti. Se dici Superman a un freakettone gli viene un collasso. Per compensare deve subito comprare uno scialle indiano, suonare (male) un bongo, ascoltare gli Ska – P, partecipare a un incontro sulla situazione della foca monaca in Nicaragua. Lasciamoli nella loro idiozia, ma informiamoli che grazie a Mark Millar, esiste Superman: Red Son.

Esiste un mondo in cui quella navicella contente Kal-El invece di cadere a Smallville, finisce nel cuore della ex Unione Sovietica. Magari il fatto di pensare alla massima icona americana, con falce e martello al posto della tanto nota S sul petto, li può spingere ad addentrarsi nel magico mondo dei giornalini dei supereroi da noi tanto amati. Per noi lateveriani invece è una bellissima nuova avventura. Millar, grazie a un’idea semplice quanto geniale (“come mai nessuno ci aveva ancora pensato?”) da vita a un elseworld non solo per togliersi la soddisfazione di presentarci un Superman che si preoccupa per la popolazione della Madre Russia costretta a fare la coda per ottenere il cibo. Non si limita a farci vedere Kal El sviluppare un rapporto paterno nei confronti di Stalin, ma si spinge ancora più in la, giocando con la Mitologia del personaggio Superman e dando vita a un nuovo e complesso Universo DC. E alcune scelte (SEGUONO SPOILER. FINO ALLA FINE DELLA PARENTESI CI SONO DEGLI SPOILER: il conseguente ruolo di Lex Luthor, non più genio del male, ma difensore del capitalismo e eroe nazionale americano. Batman terrorista ceceno. Jimmy Olsen agente federale, ecc… FINE DEGLI SPOILER) lasciano veramente senza fiato per fantasia e coraggio.

Ottimi anche i disegni di Dave Johnson e Kilian Plinkett che, oltre a giocare con l’iconografia sovietica contrapposta a quella a stelle e strisce, in qualche modo riprendono una semplicità da Cinema anni Cinquanta ma che spesso lasciano trasparire qualcosa di sinistro. Insomma: consigliatisismo!


Aztek, storia di un supereroe ucciso dal pessimo gusto nel vestire

luglio 22, 2009

Leggendo le uniche dieci storie di Aztek, recentemente ristampate in un unico volume dalla Planeta de Agostini, una domanda prende il sopravvento e si ripete per tutte le tavole mentre vengono sfogliate: ma come diavolo l’hanno conciato sto poveretto?

Non c’è da stupirsi se la serie è stata chiusa fin troppo presto per le scarse vendite, io stesso ci ho pensato un bel po’ prima di mettere mano al portafogli per accaparrarmi quest’opera.
Questo perché Aztek è uno dei supereroi dall’aspetto peggiore di sempre.
Fate voi:

"too weird", pure troppo

"too weird", pure troppo

Uno stile che per descriverlo non sono sufficienti neanche le metafore e i paragoni più arditi. Forse giusto l’architettura di certe discoteche che sfiorano il bordello riesce ad avere la stessa mancanza di gusto.

Eppure è palese, le dieci storie che compongono il breve ciclo di Aztek sono splendide.
Scritte a quattro mani da un Grant Morrison in formissima e un Mark Millar quasi esordiente, bastano questi due nomi a prendere questo volume a scatola chiusa.
Le vicende narrate sono violente, sordide, notevoli nell’indicare come l’eroe non sempre riesce a tenere fede alla sua missione, ambientate in una Vanity city (creata apposta per l’occasione) al cui confronto Gotham city è un villaggio vacanze delle Baleari.
Però resta sempre quell’aspetto, quell’elmo con le punte, quella tutina ridicola e quei dischi dorati che urlano “PACCHIANO!” a ogni vignetta.

Nonostante questo Aztek è una lettura assai piacevole e divertente, un compendio di idee frenetiche e di dialoghi rapidi e ben congegnati, tanto da riuscire a superare lo shock di avere a che fare con un protagonista che se la batte in bruttezza con l’uomo ragno rossodorato con le ghette del periodo “Civil war”.