Kirby: the King of Comics

novembre 7, 2009

E’ uscito un libro importante, in un edizione uberpettinata… Di quelle che anche se te lo becca la mamma non ti rompe le palle coi giornalini, anzi si bulla con la portinaia perchè avete dei volumi di un certo pregio in casa. Un libro che ha pure vinto un Eisner Award, che non ci sta mai male come cosa.

Un libro su Jack Kirby, non con i suoi fumetti badate bene, ma SU Jack Kirby: l’uomo, l’autore, il padre di famiglia e -consentitemi- il genio. Ovviamente corredato da molte foto e chiaramente tantissimi disegni dalla sua adolescenza fino agli anni ’90, quando -ahinoi- Jack decise di lasciare questo pianeta. Il tutto narratoci dal suo assitente e amico di sempre, il rubicondo Mark Evanier.

Si apre con una bella prefazione di Neil Gaiman, sentita e per niente retorica… Un fan che parla del suo mito, una dichiarazione di devozione e appartenenza viscerale… E così sono tutti gli interventi su di lui nel libro: nessuno ha parole “carine” tutti ne sono profondamente devoti. Umanamente, professionalmente e immaginificamente Kirby non ha lasciato nessuno semplicemente “sorpreso”, ha creato per ognuno un nuovo mondo, diventando non un autore “gradito” bensì “fondamentale”… Kirby per decenni è stato il dio che i ragazzi dovevano pregare perchè i fumetti fossero bellissimi, dinamici e avvincenti.

Da queste pagine emerge un uomo caparbio, un figlio coriaceo dell’America della riscossa, con i piedi per terra e la testa in un vorticare di crepitanti pallini di energia nera e galassie sconfinate. Un ragazzo del Lower East Side che ci ha fatto conoscere come è vivere su altri mondi e dominare galassie.

Non mi voglio dilungare troppo sul perchè dovreste acquistare questo libro: se amate i fumetti e se li amate davvero lo saprete già istintivamente che è la cosa giusta da fare… Anche perchè, disegni a parte, la storia di Jack Kirby è la storia del “Sogno Americano”, del self made man nella sua accezione migliore, del fumetto americano e di chi lo ha reso grande; Perchè la sua vita si intreccia con tutte le figure più importanti del fumetto dagli anni ’30 agli anni ’90 e le scelte e le invenzioni che farà da solo, o in coppia con qualche altro autore, le leggiamo ancora oggi sugli scaffali delle fumetterie.

Quindi cacciate questi 30 euro, portatevi a casa questo tomo meraviglioso e inchinatevi al più grande creatore di mondi mai apparso nel fumetto ma soprattutto inchinatevi all’umiltà di un grande uomo che ha sempre subordinato il suo lato autoriale per la resa commerciale del suo lavoro, riuscendo nonostante ciò a far passare nelle sue pagine tante idee in più di tantissimo fumetto sedicente “colto”.

A tal proposito: nel volume è raccolta per la prima volta in Italia una bellissima storia breve, La legge della strada, sulla sua infanzia nel turbolento Lower East Side, in cui Kirby tira fuori (sotto la richiesta di un suo fan che si propose di pubblicare qualsiasi storia avesse voluto disegnare il Re) tutto il suo lato d’autore, alla veneranda età di 50 anni per la prima volta… Ed è un ritratto struggente e crudo della vita per strada che conobbe molto bene: poche pagine non inchiostrate, solo matite in cui c’è però tutta la maestria dell’artigiano e tutto il cuore dell’artista.

Excelsior.


Consigli per gli aquisti: The Twelve

ottobre 14, 2009

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Immaginate New York nel 1939. Vi do anche un indirizzo preciso: il 330 di West 42nd Street, al McGraw-Hill Building. È qui che grazie all’estro di Martin Goodman, nacque la Timely Comics che, dopo aver cambiato il nome in Atlas Comics, diventerà la Marvel Comics. Ed è sempre qui che presero forma personaggi a noi cari come La Torcia Umana o Namor e più avanti Capitan America e ancora tutta una serie di nomi che è inutile che io stai qui ad elencare… Ma non è che tutto è andato subito per il verso giusto… Sempre in quel posto e in quel momento, sempre tra quelle mure, presero vita anche tanti altri personaggi che per un motivo o per l’altro non ci sono familiari come quelli appena citati. Qualche nome? Rockman, Il Testimone, Dynamic Man, Excello, L’Uomo che Ride… Vi dicono niente? Probabilmente no. Questo perché non hanno incontrato il favore del pubblico. Perché di fronte a un uomo che può andare a fuoco, uno senza alcun poter specifico con l’aggravante di essere conciato come un Errol Flynn degli strapoveri non ci fa una bella figura… Insomma, chi avremmo dovuto scegliere? E quindi, dopo qualche numero, dopo qualche inutile scorribanda sulle pagine di quei primi fumetti, la loro storia sembrava già conclusa. Per loro era già arrivato il tempo della pensione. Ma i veri eroi – lo spapete meglio di me – non smettono mai di lottare.

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Ed è proprio grazie a uno sceneggiatore “a rischio” come J.M. Straczynski (gli perdoneremo mai Soltanto Un Altro Giorno? Su ragazzi, la risposta è semplice… ripetiamola insieme: NO!) che questi eroi sono tornati a vivere. L’espediente narrativo alla base di The Twelve è dei più semplici. Mercoledì 25 aprile 1945 a Berlino, mentre Cap e altri mettevano la parola fine alla Seconda Guerra Mondiale, dodici uomini mascherati entravano nella base delle S.S. Quello che poteva essere il loro giorno di gloria, si trasforma nel loro ultimo giorno: vengono imprigionati e ibernati dai Nazi che li vogliono vivisezionare e studiare al fine di creare il vero superuomo. Fortunatamente le cose non sono andate per il verso giusto per i tedeschi e quella sporca dozzina è rimasta dimenticata in quel sonno criogenico fino ad oggi. Fino a quando per caso, una ruspa non sfonda un muro di un vecchio scantinato e… i Dodici, The Twelve, tornano in vita dopo più di 60 anni.

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E come si può trovare un eroe nato alla fine degli anni ’30 nel 2008? Beh, non è difficile da immaginare: un po’ spaesato. Le cose sono cambiate. Noi lo sappiamo bene: è anni che sbandieriamo ai nostri amici e parenti più stretti che ancora ci guardano con sospetto, che il fumetto supereroistico si è fratto più maturo. È ormai da una vita che quell’ingenuità iniziale è scomparsa per lasciare spazio a quelle zone grigie nelle quali i nostri beniamini si trovano spesso a dover affrontare problemi ben più gravi della “cara e vecchia” rapina a mano armata. Bisogna fare i conti con un mondo in cui i valori sono cambiati. Se prima bastava dire “patriottismo” per andare sul sicuro, oggi le cose semplicemente non stanno più così. E in più… 60 anni sono 60 anni. Se prima di essere surgelati avevate un pargolo di 8 anni, oggi quel pargolo è più vecchio di voi. Probabilmente la vostra mogliettina è finita sottoterra e se vi dicessero che nello studio ovale oggi è seduto un afroamericano… Beh, insomma, immagino di aver reso l’idea. The Twelve è un fumetto di una tristezza lancinante che continua ad alternare – in una serie di flashback (quasi) mai banali – un presente grigio e senza speranza ad un passato solare, in cui tutto sembrava possibile. Questi sessant’anni sono stati devastanti per tu03tti. L’unica soluzione è quella di non guardarsi né indietro né avanti, e continuare a fare quello che si sa fare meglio senza capirne bene il significato. Si va avanti a testa bassa senza farsi domande… Chiunque invece si fermi anche solo un secondo per ragionare e fare i conti con ciò che si era e ciò che si è poi diventati, è destinato a scoprire che la prima cosa ad andarsene con il tempo è l’innocenza… E, contro ogni aspettativa, Straczynski non si lascia prendere la mano da questi perdenti e, invece di farli diventare degli adorabili rincoglioniti (come va di moda ultimamente a Hollywood. pensate a The Wrestler, Anvil: The Story of Anvil, Best Worst Movie… siamo circondati da lovely losers…), ne fa un ritratto spietato e tutt’altro che conciliante. Ai disegni Chris Weston che riesce, col suo tratto volutamente anacronistico, a rendere al meglio questo senso di nostalgia. Insomma: acquisto consigliatissimo.


Personaggi: Alicia Masters

settembre 23, 2009

E via con il puntuale appuntamento del mercoledì. Latveria meets dISPENSER, (Radio rai 2. Lu – Ve. 23,00 – 00,00). Il nostro fine dicitore è quell’elegante del Costantino della Gherardesca che, dopo questa performance, pare sia stata chiamato al prossimo Festival di Mantova per leggere tutti, ma propri tutti, i libri che verranno presentati.

ALICIA MASTERS

Cliccare per ascoltare in streaming

I supereroi esistono principalmente per due ragioni. La prima: difendere il mondo dai terribili piani di morte e distruzione dei cattivi. La seconda: trarre in salvo belle ragazze bionde e indifese. Alicia Masters è forse il più classico esempio di fragile donzella in pericolo. Cresciuta insieme al patrigno Philipp Masters, fugge da lui quando scopre che quest’ultimo è in realtà il supercriminale meglio noto come il Burattinaio. AliciaMastersÈ sempre lui il responsabile del tragico incidente che cambia per sempre la vita di Alicia: a causa di un esplosione di materiale radioattivo, la giovane perde infatti la vista. Fortunatamente per lei però, la Natura – oltre ai capelli biondi e gli occhioni da cerbiatta – le ha donato un senso del tatto incredibilmente sviluppato e una memoria fotografica. Grazie a questa particolarità, la timida biondina diventa una scultrice di fama mondiale ambita dalle gallerie d’arte di tutto il mondo. I soggetti delle sue opere sono – inutile dirlo – i supereroi. Per lei è facile: le basta toccare il viso di qualcuno per averlo indelebilmente impresso nella mente. Non solo: sempre grazie a questo fugace contatto fisico, Alicia instaura un rapporto più profondo con il suo modello. Potremmo quasi dire che ne “vede” la personalità e ne “percepisce” l’anima. Sarà proprio questa sua seconda “vista” a farla innamorare dell’eroe dall’aspetto più spaventoso di tutti: Ben Grimm, ovvero La Cosa dei Fantastici 4. Il loro amore durerà fino a quando La Cosa non la abbandonerà per rimanere su un pianeta alieno nel disperato tentativo – ovviamente fallito – di riacquistare la sua forma umana. Una volta tornato sulla Terra, troverà Alicia in procinto di sposarsi con il suo compagno d’avventura, la Torcia Umana. Bionda, indifesa, buona ma anche un po’ stronza.


Quando ci vuole ci vuole.

settembre 22, 2009

Amici ricordate qualche post fa avevo augurato alla neo-proprietaria della Marvel Comics, la Disney Ent., che “Jack Kirby li perseguitasse dall’oltretomba”? Ebbene amici io non scherzo per niente quando c’è da tirare i colpi a qualcuno! Il prode Latveriano Fedemc stamattina mi inoltra questa bella notizia e io ve la ripropongo con un bel sorriso stampato in faccia: ecco a voi!

Jack_Kirby_portrait_cho

In sostanza: la società che si occupa del lavoro di Jack Kirby, tramite un noto avvocato-squalo di Hollywood,  ingiunge alla Disney di pagare i diritti di sfruttamento dei personaggi e delle storie create da Re Jack nel corso di 40 anni di meraviglie. E se un minimo i fumetti li conoscete saprete che si parla di un saaacco di roba.

A parte la spina nel fianco alla Disney che questa causa rappresenta, e che a me fa gran piacere, trovo sia molto bello e importante che finalmente qualcosa di grosso si muova per riconoscere fama e fortuna a un grandissimo uomo verso il quale chiunque stia leggendo è più che debitore. Un uomo trattato un po’ ingratamente in vita, riconosciuto solo quando era quasi troppo tardi e che comunque non ha mai avuto la gloria che si meritava. Quantomeno postumamente credo che sia sacrosanto che gli venga riconosciuto un ruolo autoriale e economico particolare. E’ ora che al nome “Marvel” e ai suoi annessi & connessi non venga associato solo quello di Stan Lee ma anche quello di Jack Kirby. Ufficialmente, non solo nel cuore di noi fan.

Se volete poi in generale supportare in qualche modo la memoria di Jack Kirby fate come me  e iscrivetevi al Jack Kirby Museum il sito della fondazione senza fini di lucro che da moltissimi anni si occupa della tutela e divulgazione dell’arte del Maestro in collaborazione con la famiglia Kirby e i suoi vecchi collaboratori.

Excelsior!


10 ragioni per cui oggi la Marvel fa schifo – prima parte: 10 to 6

giugno 30, 2009

Doom-Disapproves

Ovvero: le cose del comicdom Marvel che più fanno arrabbiare il nostro sovrano Victor Von Doom, tanto da meritarsi il suo temutissimo “Seal of disapproval”!

10 Non ci sono più i “Kirby dots” attorno i personaggi cosmici

Il re è il re. Non mi dilungo in spiegazioni.

9 Tutta la collana “Ultimate” e soprattuto “The Ultimates” terza serie

Venom è non ha preso per niente bene che Thor abbia lasciato gli ZZ Top

Diciamolo subito:  le collane Ultimate fanno cagare. Anche perchè, dopo  il successo di quella robbaccia, la  Marvel ha deciso di affidare qualsiasi testata alla penna di quella merdaccia di Bendis (che dal ciclo di Devil fatto con Maleev non ne indovina una nemmeno per sbaglio, e con Maleev che disegna anche io farei la mia porca figura).
Ultimate Spider- Man con Gwen Stacy /Carnage?  NO!
Ultimate X-Men con Bestia che si tromba Tempesta (interracial-interspecies)?  Giammai!
Ultimate F4 con con Doom che si chiama Van Damme e c’ha le zampette da capretto? Non scherziamo!
The Ultimates? Bhe…parliamone
Anche se si dovrebbe dare la palma di Epic Fail alla collana Ultimate tutta (nonostante,ahimè le vendite dicano il contrario), devo dire che il vero Epic Fail è stata la terza serie di The Ultimates, perchè, oltre a far cagare, ma tanto (SPOILER ALERTWolverine: “Salve sono il tenebroso Logan. Scarlet Witch è mia figlia..già!…ah ed ecco un’altra scusa per farmi apparire in un altro fumetto Marvel!SPOILER ALERT FINE),  è anche il seguito di una delle poche cose buone uscite di recente per La casa delle idee (ah!ah!) ovvero le prime due serie di The Ultimates, con un Mark Millar al suo meglio (anche lui ora è un po’ coglione, diciamolo) ed Hitch che caga in bocca al 90% dei suoi colleghi..Ok, è praticamente una versione un pelo  edulcorata della loro run su Authority, ma la battaglia contro Loki e i Liberatori, e la loro versione del Cap erano/sono oro colato. Poi arriva Loeb, e ci scommetterei non aveva letto una sola pagina di The Ultimates, che decide di donare a Tony Stark il super poter del ritardo mentale. Cosa invece combina Madureira con le matite lo potete vedere qui sopra.
Grazie mamma Marvel, grazie.

8 Peneance

Salve fan dei My Chemical Romance, notate gli spigoli all'altezza dei miei capezzoli?

La storia di questo personaggio parla da sola, quindi mi limiterò ad un cut n’paste da Wikipedia e per descrivervi il mio risentimento verso quello che hanno fatto al già poverosfigato SpeedBall, userò dei numerini (da 1 a 10). In blu il livello di WTF! e in rosso il livello di emofrosciaggine:
Robbie si trovò ad essere l’uomo più odiato d’America, visto che tutta la nazione lo reputava colpevole. Anche nel carcere in cui fu rinchiuso Robbie subì maltrattamenti dagli altri detenuti che lo definivano un “ammazza-bambini” 6. Reed Richards gli consigliò di registrarsi, ma Robbie rifiutò, in quanto non si riteneva colpevole.7 Mentre si recava al processo accompagnato dal suo avvocato Jennifer Walters alias She-Hulk il padre di una bambina morta nella tragedia di Stamford sparò a Robbie 8 8; il colpo non lo uccise ma una scheggia del proiettile, incastrata nella spina dorsale, riattivò i suoi poteri 9, che a causa di questo particolare si manifestarono in un altro modo, ovvero sotto forma di esplosioni cinetiche che si attivano ogni qualvolta Robbie prova dolore 9.
Così cambiò radicalmente il suo carattere 6 e si unì ai Thunderbolts 7, assumendo l’identità di Penance 10. Il nuovo costume ha, all’interno, 612 spine 10 che gli penetrano sottopelle 10 facendogli sentire in continuazione un dolore atroce 10. Il numero fu scelto in base alle vittime di Stamford; a suo dire, questa è la giusta punizione per i peccati che ha commesso.

7 I fan

Si, è colpa vostra che comprate roba con questa copertina:

Perchè diavolo ho le ghette?

Perchè diavolo ho le ghette?

6 Brian Micheal Bendis

Salve. Non solo voglio fottere la continuity e gli eroi della vostra infanzia. Voglio anche mettere del ghb nei loro cocktails, portarli di nascosto in un bagno pubblico e lasciarli pieni di lividi.

Quand’è che la Marvel abbia deciso che anche gli stronzi cagati da Bendis fossero d’oro davvero non lo so, sta di fatto che negli ultimi anni Bendis ha scritto su: Devil, Nuovi Vendicatori,Potenti Vendicatori, Ultimate Spiderman, Ultimate Fantastic Four, Ultimate X Men e diversi mega-crossover (House of M, Secret War, Secret Invasion). Avendo tra le mani almeno più della metà dei due principali universi Marvel, gli si possono imputare diverse colpe, ma la principale è quella di essere il peggior dialoghista che la storia ricordi:
Non esiste che Logan dica qualcosa lontanamente simile a “stop raping me”. NON ESISTE.

Per dovere di cronaca va detto che questo scan l’ho pescato su un sito formidaboli: i-mockery.com


Il babbeo del giorno #1 – Il Tipografo

giugno 28, 2009

Negli anni il mondo dei fumetti supereroistici americani ha regalato ai suoi lettori una selva di personaggi inutili, patetici, ma spesso romantici nel loro essere dei perdenti.

Quale modo migliore di iniziare questa rubrica se non con un personaggio che ogni volta che appare finisce o in galera o nel regno dei cieli?

tipografoNome: Il tipografo (typeface)

Vero nome: Gordon Thomas

Genesi del personaggio: Gordon Thomas non era un soldato gracilino a cui è stato iniettato qualche siero strano, e nemmeno un riccastro con problemi di cuore e un’armatura figosa. No, Gordon Thomas era un veterano lavoratore precario che sbarcava il lunario costruendo insegne per i negozi.

Un giorno, come ogni precario che si rispetti, Gordon si trovò col culo per terra, senza un lavoro e senza una lira in tasca, e come ogni precario che si rispetti s’incazzò come una belva e decise di diventare uno dei supertizi più insulsi della storia dei fumetti: il tipografo!

La sua prima apparizione lo vede intento a perorare la causa proletaria facendo saltare per aria il suo ex-capo, ma quel cagacazzi dell’uomo ragno, un po’ come un attuale parlamentare del partito democratico, decise che non era ancora tempo per la rivoluzione e lo convinse a dedicare la sua vita a combattere i cattivoni, senza però considerare che quel porco capitalista avrebbe fatto brillare la bomba del tipografo, si sarebbe intascato i soldini dell’assicurazione e avrebbe mandato il povero tipografo dietro le sbarre.

Capitalismo 1 – supereroi 0.

Aspetto: Una capigliatura orribile, delle braghe militari con bretelle e delle lettere stampate o appese dappertutto. Trasuda sfiga a ogni apparizione.

Superpoteri: Lettere taglienti o esplosive… Non riuscirebbe a intimorire nemmeno quattro liceali che si fanno le canne in un parcheggio.

Il ritorno: Il tipografo viene ritirato fuori da Paul Jenkins in “Frontline”, la serie parallela che dà un senso a quella boiata di “Civil war”. Al povero Gordon Thomas viene inspiegabilmente data la parola nell’incontro tra un gruppo di supereroi che si ribellano all’atto di registrazione e la giornalista Sally Floyd. Le sue parole sono come pietre, sono la voce di un’america che ha combattuto in guerra per un ideale di libertà che ora viene calpestato nella polvere.

Ovviamente viene catturato e sbattuto nella galera costruita da Iron man e Reed Richards nella zona negativa nel tempo di quattro pagine.

La fine: Ha giusto il tempo di evadere (sempre durante “Civil War: Frontline”) e di dire a Venom “Alto là furfante” che viene maciullato contro un pulmino.