The Umbrella Academy: ovvero come rischiare di diventare un ascoltatore di musica brutta.

settembre 13, 2009

uscitoumbrella

Si necessita – al fine di non perdere completamente la faccia nei confronti di Voi lettori – di partire da un dato semplice quanto fondamentale. I My Chemical Romance, a me, fanno cagare. A dire il vero non che io abbia tutti mezzi per dirlo – non ho mai ascoltato un loro album per intero – ma mi sento piuttosto sicuro nel dire che sono un gruppo inutile quanto fastidioso. Lo faccio utilizzando uno dei metodi critici più diffusi in Italia, che solitamente mi urta ma che qui scopro dare grande soddisfazione: il giudizio preventivo. Senza sporcarmi le mani, posso quindi affermare non solo che la loro musica è brutta brutta in modo assurdo, ma che anche il loro immaginario è loffio e stantio come delle patatine Dixie lasciate all’aperto per una settimana. Sembra fatto apposto per abbindolare quei ragazzini che hanno sul loro zaino una toppa di Emily The Strange, i capelli tinti e/o con ciuffo a schiaffo e un incondizionato amore adolescenziale nei confronti del Tim Burton più gotico. Insomma un’estetica invecchiata malissimo e – per chi ha più di 14 anni – poco sostenibile. E allora la domanda è: com’è possibile che The Umbrella Academy: la Suite dell’Apocalisse, il fumetto scritto da Gerard Way – dei My Chemical Romance voce e mente – mi sia piaciuto e non poco

Neanche se mi date voi personalmente dei soldi.

Neanche se mi date voi personalmente dei soldi.

E dire che sono partito con tutti i pregiudizi del genere… Poi però… leggi l’introduzione estremamente positiva di Grant Morrison (oh, Grant Morrison!) e pensi “Beh, oh, se lo dice lui proprio bruttissimo non sarà”. E poi ti butti nelle prime 5 pagine. In cui compaiono fra le altre cose: un calamaro wrestler gigante, un alieno spaziale con monocolo medaglia d’oro alle olimpiadi e inventore di cose intrigantissime come i Cerebrocereali Croccanti, una navicella spaziale alimentata dai resti di un antico Re egizio, 43 neonati dotati di superpoteri nati contemporaneamente, una gomitata atomica volante, un giornalista milanese e la Tour Eiffel impazzita. Non male, no? E da lì, il gioco è fatto. Per le seguenti centotrentadue pagine ci si può lasciare affascinare da una storia avventurosa quanto divertente, con dei buoni personaggi sia principali che secondari, particolarmente fantasiosa e che soprattutto riesce a mescolare (bene) diverse influenze cinematografiche: oltre a qualche piccola citazione weirda (come per esempio il cult The Calamari Wrestler) il primo nome che vi verrà in mente sarà quello di Wes Anderson. E non so voi, ma a me pensare a supereroi volanti e megacattivi che vogliono distruggere il mondo e allo stesso tempo a personaggi tipo Royal Tenenbaum, mi gasa e non poco. Per cui si può anche soprassedere su qualche scivolone che ha molto a che vedere con quell’immaginario che si dileggiava poche righe più in su.

"Mignola chi? No, non penso di conoscerlo..."

Certo, non si può fare a meno di notare quanto l’influenza di Mignola e del suo Hellboy (sia cartaceo che di celluloide) abbia influito sulla scrittura di Way e – soprattutto – sui disegni di Gabriel Bà. Ma se si riesce a passare sopra a questo non piccolo aspetto, ci si trova tra le mani un volume decisamente interessante. Quasi quasi vado ad ascoltare un pezzo dei My Chemical Romance.

C’ho pensato bene. Anche no.

“Mignola chi? No, non penso di conoscerlo…”

P.S.: l’I.MD.b. mi informa che nel 2012 dovrebbe uscire il film. Se lo dirige Guillermo del Toro non vale