Marvel Noir: Spiderman

dicembre 23, 2009

Ci sono cose che sanno tutti. Ci sono cose su cui siamo nati imparati. Possiamo non avere vissuto un’epoca, possiamo non saper niente di un dato periodo storico, ma – cialtronescamente – ci sono cose che diamo per scontate. Facciamo degli esempi. Anni Ottanta: edonismo, cocaina, yuppies, Spandau Ballett. Anni Settanta: pantaloni a zampa, freakettoni, quella palla di Joan Beaz, acidi. Tutto chiaro? Facciamo un test. E se vi dicessi… chessò… New York, 1933?

Si vede che è il 1933?

Il giochino è questo. La Casa delle Idee ha appena fatto uscire anche in Italia una nuova collana dal titolo Marvel Noir in cui – pensate l’estro e la fantasia – si riscrivono per l’ennesima volta le origini dei nostri amati supereroi. La prima vittima di questo trattamento è Spider-Man e in cantiere ci sono gli X-Men, Wolverine e Daredevil. Gesù. Io mi immagino delle riunioni in cui il nostro acerrimo nemico Joe Quesada arriva e dice “Oh, oh… ho avuto un’illuminazione! ieri mi è capitato di vedere 5 minuti di un film di John Huston! Fighissimo! C’è della gente troppo giusta nei film di John Huston! Gente con gli impermeabili, con la battuta sempre pronta, i night con le dark ladies e un botto di whisky! Fighissimo! Poi niente… c’era la pubblicità e ho girato… Però secondo me troppo dobbiamo fare un a collana del genere! Eh? Cosa ne dite?“. E la cosa che mi terrorizza è che se Joe Quesada domani vede 5 minuti di – che ne so… – un film su dei nani albini, è capace di ammorbarci la vita su una nuova genesi di Spider-Man diversamente alto e diversamente pigmentato… A parte che il volume in sé si legge facile facile, non impegna e un paio di idee buone le mette insieme… che bisogno c’era? Perché sono scemo e mi compro qualsiasi cazzata io veda in libreria? È colpa mia? Di Quesada? Di questa società capitalistica che mi spinge ad avere tutto per poi fare il bullo con il mio amico Corrado quando viene da me, così ho tanti fumetti da mostrargli? Eh? Comunque… Le penne di David Hine e Fabrice Sapolsky si sono messe a riambientare la storia che già conosciamo, piegandola ai voleri del noir e dell’hard boiled. Ecco quindi una New York post Grande Depressione, in cui la vecchia May Parker è un’attivista politica socialista invisa al padrone della città… il terribile Goblin, aka Norman Osbourne il quale ovviamente spadroneggia grazie a crimine e corruzione. Il giovane Peter Parker – insieme al reporter Ben Urich – dopo aver capito come girano realmente le cose (inserisci qui il tema “corruzione”) deciderà di combattre per il bene e la giustizia. Daranno una mano ai suoi sensi e alle sue capacità fisiche, degli strani ragni nascosti in un antico e misterioso manufatto tipo Voodoo… No, per dire…

Mettiamo tantissimo nero accazzo!

Vi risparmio il resto, anche se vi posso dire che oltre a May, Urich e Goblin ci sono anche Felicia Hardy, Kraven, l’Avvoltoio, Jonah J. Jameson, ecc… L’unico personaggio azzeccato, o che in qualche modo beneficia del dislocamento temporale, è però Ben Urich. La sua corruzione morale e fisica – e il suo conseguente riscatto – sono gli unici elementi che in un contesto così forzato sembrano funzionare. I disegni sono a firma dell’italiano Carmine di Giandomenico già responsabile del brutto Battlin’ Jack Murdock.


Personaggi: Mindworm

novembre 18, 2009

Non solo ci interessiamo delle fidanzatine dei nostri supereoi, come già è capitato con Karen Page settimana scorsa e Alicia Masters qualche tempo fa, ma nel nostro immenso cuore c’è posto anche per dei villain tutt’altro che cool. Quest’oggi ci addentriamo nella vita di uno dei più tragici e tristi antagonisti di sempre. A leggere la scheda, che potete auscultare qui sotto con un semplice e deciso clic, Costantino della Gherardesca, che pare – da voci di corridoio piuttosto fondate – dopo queste performances, sia stato contattato per andare ad affiancare Henry Rollins sui palchi di mezzo mondo per parlare di pettinature brutte per uomini. Al solito, se volete sentire queste schede live, sintonizzatevi su dISPENSER. Evviva la vita, dite no alla droga, il vero sballo è dire “a settimana prossima”.

WILLIAM TURNER AKA MINDWORM

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Se è vero che è un supereroe risulta più interessante quanto più viene mostrato come debole e comune, Mindworm – pur essendo un personaggio che definire marginale è poco – è un raro esempio di figura melodrammatica e infelice. William Turner, questo il suo vero nome, è veramente “un supereroe con dei superproblemi”. Non un paladino della giustizia in costume che ogni tanto ha qualche problema a pagare le rate dell’affitto, ma un vero e proprio reietto della società. Un ubriacone senza fissa dimora. Nato con un’intelligenza e un cervello fuori dal comune, fatica a nascondere quest’ultimo nella sua scatola cranica, che ha dimensioni abnormi. Macrocefalo, viene deriso ed emarginato in giovane età dai suoi coetanei. Le cose peggiorano quando scopre di possedere dei poteri psichici: controlla la volontà delle persone e riesce a fargli fare quello che desidera. Così facendo però, assorbe loro energia vitale e li indebolisce. La situazione degenera coi suoi genitori, che William involontariamente prosciuga fino alla morte. Sconvolto dall’impossibilità di contenere i suoi poteri, comincia un lento ma inesorabile distacco dalla società. Sull’orlo della pazzia, viene sfruttato dai peggiori criminali della città per i loro loschi piani. Per sfuggire alle maglie del crimine e al suo “dono”, si auto imprigiona in uno squallido condominio, dove però scopre di non poter fare a meno di assecondare la sua inesauribile fame di potere: praticamente in astinenza di energia vitale, comincia a nutrirsi come un parassita dei suoi inconsapevoli vicini. Fortunatamente per loro, senza mai arrivare al punto di ucciderli. Dopo una impari lotta con L’Uomo Ragno, che lo consegna senza alcuna fatica alla polizia, il povero Mindworm entra in una profonda crisi di coscienza. Una volta uscito di prigione, per non cedere più alla sua dipendenza – ai suoi poteri – comincia a bere e si isola completamente dalla società. Diventa uno dei tanti homless di New York. E come molti di loro, durante una notte, viene brutalmente ucciso da una gang di strada.

BONUS! L’Hobo più figo fel mondo con una tre corde e una Mississippi Drum Machine…


Personaggi: Stephen Strange

ottobre 7, 2009

Settimana scorsa abbiamo fatto i birichini e siamo arrivati in ritardo. I’m so 3000 and eight, you’re so 2000 and late, direbbero i Black Eyed Peas. Ma c’è anche da dire che i Black Eyed Peas fanno veramente cagare, per cui questa settimana il Tag Team con il distributore automatico di stimoli quotidiani, meglio conosciuto come dISPENSER, non sgarra e – taaaaaaaaaaaaac – il mercoledì è qui pronto per presentarvi un nuovo personaggio. A declamare la scheda quel bel fiulin del Costantino della Gherardesca che, stando ai rumors, dopo queste performances è stato chiamato per rifare The Transformed Man, l’album capolavoro di William Shatner.

STEPHEN STRANGE AKA DOCTOR STRANGE

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DoctorStrangeSe pensate che per fare comunella con i supereroi, sia d’obbligo possedere una tutina aderente con mantello o qualche straordinaria abilità fisica – come volare, sollevare macchine con una mano sola o correre più veloce della luce – vi sbagliate. Stephen Strange si veste in modo più elegante della media dei suoi colleghi, e soprattutto non ha nessun superpotere. È “semplicemente” un mago. Beh, a dire il vero non un mago qualunque: è il Signore delle Arti Mistiche o se preferite lo Stregone Supremo. Prima di ricevere un così alto onore era un semplice ragazzo di campagna, cresciuto in una fattoria del Nebraska, diventato poi – grazie al suo impegno e alla sua dedizione – un neurochirurgo di fama mondiale. Non tutti sono fatti per la fama e il successo: su di lui hanno effetti devastanti e lo hanno trasformato in uno degli esseri più arroganti e antipatici del pianeta. Ma il destino, sotto forma di incidente stradale, lo attendo al varco: Perde la capacità di operare e, visto che non si vuole neanche lontanamente piegare a un lavoro meno prestigioso, finisce in rovina. Stephen Strange abbandona il nostro mondo per trovare se stesso: si rifugia presso L’Antico, un mistico che risiede sull’Himalaya. Sarà proprio quest’ultimo a iniziare l’ex neurochirurgo alla magia. Dopo sette anni di studio “matto e disperatissimo”, torna a New York, per la precisione al 177A di Bleecker Street. Qui – in quello che viene chiamato il suo Sanctum Sanctorum – insieme a Wong, il suo maggiordomo esperto di arti marziali, fa di tutto per difendere la Terra dagli attacchi sovrannaturali di oscuri figuri. In una di queste battaglie ucciderà il proprio Maestro, l’Antico, cosa che lo farà diventare lo Stegone Supremo, ovvero il mago più potente del pianeta. Il potere del Dottor Strange è tale che, anche senza tutina aderente, riesce a convincere la Morte in persona a donargli il dono dell’immortalità.