Garth Ennis e le battaglie perse di Nick Fury

aprile 4, 2013

MaxFury1_fid_cover.inddUna stanza d’albergo di infima categoria, un registratore, e un uomo in accappatoio seduto, l’uomo ha una benda sull’occhio e un giorno dirigerà lo Shield. Al suo fianco una bottiglia di champagne e tre puttane che dormono. L’uomo racconta al registratore la sua storia. o meglio, racconta i suoi fallimenti, e i fallimenti di un’intera nazione, la nazione più importante del ventesimo secolo.

Questo è il nuovo Nick Fury di Garth Ennis, e se non l’avete ancora letto, e dopo queste prime righe non avete un istinto feroce a correre nella prima fumetteria a comprarlo mi chiedo come ci siete finiti a leggere questo articolo.
Non è la prima volta che Ennis si cimenta col guercio più famoso dei fumetti, e se al primo tentativo non mi aveva convinto, già raccontandocelo durante la seconda guerra mondiale aveva fatto centro. Nelle storie di questo volume arriviamo alla meraviglia passando dal disastro vietnamita, raccontato come nei migliori film sul tema, al fallimento cubano.
Il Nick Fury che emerge dalle pagine e dai solchi della guerra è il solito duro che si nutre di morti e proiettili, sconfitto, come il suo paese, dai compromessi, dal suo distacco, dalle battutacce da macho che trasudano ganzitudine (meravigliose) che si trasformano in facce sbigottite di fronte all’irreparabile, che sia una battaglia persa o una donna che si allontana.

Acquisto obbligato!

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Serie che vieni, Serie che vai #2 – La fine di “Secret warriors”, ovvero tessiamo le lodi di Hickman

gennaio 27, 2012

Dopo il Punitore, un’altra serie pubblicata in corposi volumetti da edicola giunge alla sua conclusione. Stiamo parlando della bellissima “Secret warriors”, o meglio di “Nick Fury torna alla ribalta con alcuni amici suoi”.

Risulta abbastanza facile ammettere come questa sia stata una delle proposte più interessanti della Marvel negli ultimi anni. Partendo come fumetto supereroistico con l’ottima squadra di giovani talenti del superpotere formata dal vecchio Nick Fury, questa raccolta di storie ci ha messo poco a diventare un fumetto quasi integralmente dedicato al guercio preferito di ogni lettore di fumetti, trasformandosi in una piccola meraviglia di spionaggio, azione e colpi di scena.
Se fino al Dark Reign le trame si allineavano più o meno alla continuità Marvel, negli ultimi volumi l’autore ha, giustamente, iniziato a battersene le palle e ha concentrato la narrazione sullo scontro a tre Fury-Hydra-Leviathan, con tutta l’azione e i sotterfugi e le esplosioni che ci si può aspettare da uno scontro simile. Roba che se lo avessi letto in treno mi sarei pescato la mia fermata e sarei andato avanti di qualche decina buona di chilometri.
Bisogna poi ammettere una cosa. In questa serie Hickman ha ribadito la sua mancanza di scrupoli nel far fuori personaggi più o meno carismatici. Tutte le morti che avvengono nei vari episodi di “Secret warriors” sono ragionate, a volte commoventi, altre liberatorie. In quest’ultimo volume ci lasciano le zampe parecchie figure del mondo di Nick Fury, alcune anche molto importanti, ma gli eventi sono preparati e proposti talmente bene che non si può che lodare un simile lavoro. E mi fermo qua perché a differneza della recensione di ieri non voglio spoilerarvi davvero nulla, tanto che non posto nemmeno immagini.
A volerla fare breve il finale perfetto per una serie perfetta.

Non c’è però da disperare troppo. Alla squadra dei Secert warriors, o meglio, a quello che ne rimane viene data la possibilità di tornare in storie future (e spero che succeda preso). E per quanto riguarda Nick Fury non sono mai riusciti a tenerlo troppo a lungo lontano dalle pagine dei nostri giornaletti a fumetti. Oltretutto in un vecchio volume dei “Secret Warriors” veniva annunciato che entro breve ristamperanno finalmente le storie di Steranko, e speriamo che la Panini mantenga la parola data che ci vorrebbe proprio un bel volumone che ristampasse quell’opera meravigliosa.


La seconda guerra mondiale non passa mai di moda

novembre 24, 2011

Lo ammetto candidamente. Quando ho visto il volume Fury – Peacemaker sugli scaffali della fumetteria ci avrò pensato mezz’ora buona a decidermi a comprarlo.
Mezz’ora in cui ho valutato un enorme pro e un immenso contro. Il pro è che quando Garth Ennis scrive le storie di guerra, particolarmente quando tratta la seconda guerra mondiale, io gongolo e sbavo e salto felice e la gente mi guarda male.
Il gigantesco contro è che quando il buon Garth ha avuto a che fare con il sempre ganzo Nick Fury ha tirato fuori quella cagata pazzesca de “L’uomo che amava la guerra”, una delle peggiori storie lette negli ultimi anni e sicuramente la scemata peggiore partorita dallo sceneggiatore britannico.
Pensa che ti ripensa però alla fine l’ho preso, puntando molto sul pro e considerando che si tratta di uno dei miei autori di fumetti favoriti. E ho fatto un gran bene, perché “Fury peacemaker” è un volume splendido.
Ennis rinuncia alle inutile spacconate e lascia alla storie solo quelle giuste per raccontare un’avventura del buon Nick durante la seconda guerra mondiale, e tutto diventa bellissimo. Dalle sabbie africane dove assistiamo al battesimo del fuoco di Fury arriviamo a complotti nazisti, il tutto tenendosi fedelmente al personaggio raccontando quella che ormai può essere vista come una classica, bellissima storia di guerra di Garth Ennis, ossia piena di onore, colpi di scena e soldati tosti come si conviene.
Aggiungiamo gli ottimi disegni di Derick Robertson e abbiamo un acquisto obbligato, non siate tonti e dubbiosi come me se lo vedete sugli scaffali e fatelo vostro.

Ma non solo Nick Fury e Garth Ennis ci riportano alla seconda guerra mondiale. Fanno lo stesso percorso anche Alex Ross e Christos Gage firmano infatti il ritorno degli Invasori con la terza miniserie dedicata agli eroi della Golden Age, e lo fanno raccontando ai giorni nostri, che tanto gli invasori son praticamente tutti vivi e vegeti e in formissima, gli effetti di un fatto drammatico accaduto durante il conflitto.
Se “La Torcia” era un’ottima miniserie, “Avengers/Invaders” una noiosa storiella, questa “Arrivano gli Invasori” è una storia sufficiente con dei disegni che paiono fatti con lo sputo da quanto son brutti.
Il fatto è che per quanto carina, la trama non m’ha catturato per niente. Hai gli invasori, hai i nazi, hai una specie di mostrone Beholder, e dovrebbero esserci i fuochi d’artificio di Dio in terra. E invece c’è solo un passabile spettacolo pirotecnico.
Una lettura piacevole, che vale i 5 euro e qualcosa che costa, e che viene veramente rovinata dai disegni orribili di tale Caio Reiss.


Nick Fury e i benefici della fine del Dark Reign

marzo 3, 2011

Poco fa parlavo con entusiasmo della appena iniziata Heroic Age, e oggi persevero nel tessere le lodi delle conseguenze dovute alla fine del Dark Reign.
È uscito infatti in questi giorni il nuovo albo voluminoso di storie dei Secret warriors, la squadra di Nick Fury di cui già vi abbiamo parlato e che praticamente consiste nelle nuove storie del nostro guercio preferito con qualche amico e nemico suo.

Libero dell’ombra del Dark reign e di Norman Osborne finalmente Hickman torna al puro spionaggio supereroi stico in un albo in cui si spara e si agisce pochissimo, concentrandosi sulle macchinazioni tra Hydra, Leviathan e il buon vecchio Fury, continuando così quella che si rivelava come una delle migliori proposte marvelliane attuali.

Dei Secret warriors ben poche tracce tra queste pagine anche se decisive. Un po’ come se nei Vendicatori si pubblicasse un intero ciclo dedicato a Jarvis con ogni tanto qualche comparsata di Cap o di Iron man.
Ma questo non pesa, perché mentre l’intricata storia principale va avanti, le poche notizie che abbiamo sui giovani supereroi agli ordini di Fury si rivelano decisive.

Detto questo, oltre a consigliarvi quindi abbastanza esplicitamente di leggere o continuare a leggere i Secret Warriors, vorrei parlare di Hickman. O meglio, vorrei parlare di un’opera di Hickman.
No, non la morte ad opera sua della Torcia, frega nulla.

Giobatta is not amused

Giobatta is not amused

Voglio parlare di Shield, la miniserie di cui avevamo postato qualche tavola parecchio tempo fa, e che in Italia invece di uscire, non so, in un bel volume, verrà pubblicata in appendice ai Fantastici quattro, mensile che non leggo da secoli e che non ho intenzione di ricominciare a comprare, particolarmente dopo aver visto le prime immagini dei Fantastici spermatozoi.Spero di trovare un edicolante di larghe vedute che me la faccia sfogliare a sbafo, ma se non siete adepti di Giobatta come me fatemi sapere se aspettare una riproposizione o se vale davvero la pena spendere tutti quei soldi per leggere solo una ventina di pagine al mese.
Grazie.


Nell’attesa della meraviglia

dicembre 16, 2010

Sapete cosa vuol dire avere un libro che si vuole leggere con un’ansia pazzesca sul comodino e non poterlo fare? Per motivi che non starò a spiegarvi ho tenuto per quasi un mese la mia copia de “Il progetto marvels” senza poterlo leggere.
E vi assicuro che ne avevo una voglia pazzesca, per svariati motivi tra cui ne spiccano due: mi affascinano sempre le storie che riguardano la rilettura dei fumetti di un tempo fatta attraverso i meccanismi e gli stilemi attuali; dopo quella cagata di Reborn, nonostante l’ottima continuazione della serie di Capitan America avevo proprio bisogno di rivalutare definitivamente Ed Brubaker ai miei occhi di fanboy.

“Il progetto marvels” riesce in entrambe le cose, è un’opera completa, entusiasmante, energica. Mischia alla perfezione gli elementi hard-boyled tanti cari all’autore con i supereroi, così come era già successo nello splendido “Incognito” ma con molta più verve. I disegni di Steve Epting rendono il tutto ancora più preciso, gradevole e dinamico dando così vita a uno dei migliori fumetti degli ultimi tempi.

Sinceramente mi chiedevo, con tutte le rivisitazioni degli eroi classici che bisogno ci fosse di questa storie, e invece mi sono trovato davanti a un’opera scritta con mente ferma e il cuore a mille, non solo per quanto riguarda le ottime parti su Cap, Namor, Nick Fury, la Torcia e Toro (e se la continuity con la recente opera di Ross e Carey non c’è che importa quando ci si trova tra le mani qualcosa di così meraviglioso?) ma anche per il ripescaggio dell’Angelo, voce narrante del racconto o di John Steele, eroi persi nel tempo che qua trovano il loro posto senza bisogno di essere macchiette.

Fate vostro questo volume, è una meraviglia, e anche se dovrete attendere per leggerlo non fatevi scoraggiare, ne vale totalmente la pena, anche solo per poter riabbracciare Brubaker e pensare che Reborn sia sono un pessimo ricordo, un incidente di percorso più che trascurabile.


Personaggi: Wolfgang von Strucker

marzo 31, 2010

C’è tutto: Costantino della Gherardesca, dISPENSER, e un personaggio di tale cattiveria e cinismo che qui da noi a Latveria sarebbe il benvenuto. Ah, il nostro fine dicitore di scheda, qualora la domanda vi assillasse, dopo questa prova è stato subito chiamato a fare l’arbitro in una serie di incontri di Sumo ripresi in modo bizzarro.

WOLFGANG VON STRUCKER


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Nato al termine del XIX secolo, Wolfgang Von Strucker, è uno dei più perfidi – o quantomeno uno dei più longevi – cattivi di tutto il mondo dei fumetti. Prussiano, di nobili natali, cresce all’ombra della guerra Franco Prussiana nella cittadina di Heidelberg. Arrognate, spietato ed estremamente coraggioso fin da piccolo, diventa un campione di Mensur. Il Mensur è una disciplina praticata in ristretti circoli, in cui i contendenti si fronteggiano armati di spade. Lo scopo non è tanto quello di sconfiggere l’avversario, quanto quello di dimostrare di non retrocedere mai di fronte al pericolo o alle ferite. Wolfgang, come si diceva, è un campione nato in questa pratica. La conseguenza è che il suo volto è profondamente deturpato da pesanti cicatrici. Partecipa alla Prima Guerra Mondiale, dove comincia a sviluppare un profondo interesse per l’occulto. È anche per questa ragione che si avvicina al Nazismo. Passa la Seconda Guerra Mondiale in giro per il pianeta, continuamente alle prese con quello che diventerà la sua nemesi: il supersoldato e agente segreto americano Nick Fury. Verso la fine del conflitto, dopo aver tentato di conquistare qualsiasi territorio conquistabile, fugge in Giappone. Qui entra in contatto con l’organizzazione terroristica Hydra, di cui diviene in poco tempo l’indiscusso leader. Successivamente entra in contatto con una pacifica specie aliena dalla avanzatissima tecnologia, atterrata per un guasto alla loro nave spaziale nella città di Gruenstadt. Von Strucker non ci pensa un secondo: si fa amici gli alieni con il solo scopo di mettere le mani sulle loro invenzioni e, per cancellare ogni traccia di questo evento, uccide tutti gli abitanti della cittadina. Potente, immune all’invecchiamento e circondato dai peggiori criminali della Storia, si ritira presso la sua base privata, un’isola sperduta in mezzo all’oceano Pacifico. E trama nell’ombra.

BONUS: una sequenza tratta dal film Der Untertan in cui viene mostrata una sequenza di Mensur, uno sport bello e simpatico e che noi Latveriani vorremmo portare alle Olimpiadi.


Secret Warriors: se c’è di mezzo Nick, noi ci siamo.

marzo 11, 2010

Ve l’abbiamo già presentato anche nella galleria dei nostri personaggi. Oggi parliamo di Nick Fury. Una di quelle vecchie canaglie che ci stanno particolarmente a cuore. Sarà che è un vero e proprio duro, sarà la benda sull’occhio… Non lo so. Fatto sta che noi, al caro e vecchio Nicholas Joseph Fury, ci vogliamo tanto bene. Per cui è normale che gli ultimi straovolgimenti in casa Marvel ci abbiano lasciati un po’ sconvolti, un po’ F4. Facciamo mente locale: dopo essere stato rimosso dal comando dello S.H.I.E.L.D. (proprio a causa di un attacco a Latveria… che ti perdoniamo, Nick… ti perdoniamo) il nostro – a causa di alcuni squallidi giochi di potere – si è dovuto nascondere e agire nell’ombra. Durante Civil War ha inevitabilmente preso le parti di Cap. & Soci e ha contribuito alla causa mettendo a disposizione armi, case e quanto fosse in suo potere. È stato il primo ad accorgersi dell’invasione degli Skrull (gli eventi narrati in Secret Invasion) ed è ovviamente tra quelli scesi in campo durante la battaglia finale contro gli alieni. Anzi, è proprio qui che Nick ha presentato al mondo il suo nuovo commando: un manipolo di giovani agenti segreti dalle straordinarie abilità. Conclusa Secret Invasion – con la presa di potere di Osborn, lo smantellamento dello S.H.I.E.L.D. e la consegunte creazione della H.A.M.M.E.R. – Nick, ancora una volta, è obbligato a tornare ad agire nell’ombra. Ricercato, dannato, sempre più incazzato, Nick Fury deve ripartire da zero. Da Secret Warriors


Le avventure di Secret Warriors partono da qui. Partono presentandoci un Nick Fury che sembra uscito da Il Mucchio Selvaggio, da Gli Spietati. La sua fama lo precede, è un gigante che cammina tra noi poveri omarini, ma il mondo gli ha voltato le spalle. Rimasto solo, sfanculato da chiunque, agisce perché sa che qualcuno deve pur riportare le cose a un normale equilibrio. E se c’è una cosa che Nick Fury sa, è che non bisogna aspettare che le cose le faqccia qualcunaltro al posto tuo. Bisogna tornare a sporcarsi le mani. Non che per lui si a mai stato un problema, ci mancherebbe altro, ma qui sembra di essere tornati ai vecchi tempi. Questo primo volume di Secret Warriors parte alla stragrande: da una parte si strizza l’occhio al pubblico più giovane, con la presentazione e la caratterizzazione dei vari Guerrieri Segreti: i loro poteri, le loro debolezze, le varie dinamiche tra di loro… E giusto per non sbagliare gli si mette contro un gruppo di cattivi talmente cattivi e fighi che mi viene da battere lew mani dalla felicità. Dall’altra – per il pubblico più scaltro – si butta tantissima carne al fuoco nella trama generale – ormai veramente incasinatissima – dei rapporti tra le varie agenzie di intelligence esisitenti: La H.A.M.M.E.R., l’HYDRA, lo S.H.I.E.L.D., le più alte cariche del governo degl Stati Uniti… (feat. Obama)


Una particolare attenzione veiene riservata alla struttura temporale della narrazione, continuamente spezzata da flashback e flahfroward che, se è vero che inizialmente sono piuttosto difficile da seguire, funzionano a meraviglia della gestione dei numerosissimi colpi di scena. L’azione ovviamente è garantita,  c’è un gran rispolvero di cari e vecchi personaggioni (Von Strucker & Dum Dum su tutti) e Nick ha tante vecchie battute di quelle che ci gasano che non vi potete immaginare. Direi che per adesso ci siamo alla stragrande. Buoni i disegni del nostro  Caselli. Bendis, qui in coppia con Hickman, dopo questo primo volume saluta. un bene? Un  male? Lo scopriremo solo vivendo.