Jessica Jones – Le prime quattro puntate

novembre 23, 2015

jjSiamo subito chiari, se avete fatto l’abbonamento a Netflix con la scimmia galattica di vedervi questa serie non avete sprecato un centesimo.

Il nuovo frutto del connubio tra la Marvel e il portare dedicato alle serie tv è un’altra bombetta dopo quel capolavoro della prima stagione di “Daredevil”, anche se io preferisco ancora quanto fatto per il buon vecchio diavolo rosso. Ma del resto quella prendeva spunto da un fumetto con una storia decennale che comprende alcuni dei punti più alti toccati dal fumetto supereroistico, per Jessica Jones invece il punto di partenza è una bellissima serie abbastanza recente che non ha avuto nemmeno vita così lunga, e vedendo lo sfacelo in cui sono precipitate le storie di Bendis nel giro di pochi anni andava benissimo così.

Per chi non lo sapesse Jessica Jones è la storia di una ex-supereroina che si ricicla come investigatrice privata in una nuova vita dedicata all’amarezza e alla passione smodata per le bibitine, un personaggio autodistruttivo e disperato, che suo malgrado continua a ritrovarsi incastrata in storie di tanti superpoteri e poca gioia di vivere.

A farmi preferire ancora “Daredevil” è esattamente il fatto che mentre nella serie dedicata a Matt Murdock i punti di disperazione della trama trasparivano anche senza bisogno di calcare troppo la mano su queste caratteristiche, in Jessica Jones nonostante una certa enjj1fasi nel mostrarci il malessere della protagonista, non riesco (ancora) a provare quell’empatia fortissima che spesso e volentieri mi fa urlare al miracolo.

La serie si presenta (giustamente) come un classico hard boiled dove alcuni personaggi volendo possono sollevare una macchina sportiva o saltare direttamente all’ultimo piano di un palazzo, e nel dare quasi per scontata la presenza di questi poteri senza tante “origini” o “megaspiegoni” gli sceneggiatori ci fanno cosa assai gradita. Jessica Jones come dicevamo è una tizia che per i suoi motivi s’è tolta il costume e s’è messa in jeans (sempre gli stessi per quattro puntate, che ok che ha un bel culo ma ormai dovrebbero camminare da soli), vive in una topaia e si scassa di bourbon dell’eurospin fotografando coniugi traditori e campando dei soldi dei cornuti. Poi torna in città un supercattivo che l’ha fatta soffrire parecchiotto e lei s’incazza.

jj2Il supercattivo in questione (lo saprete tutti, spero) è il vecchio Killgrave, alias l’uomo porpora, che qua non è molto porpora, ma per quanto visto è comunque un fetente di tutto rispetto e il “doctor who” che lo interpreta fa un ottimo lavoro.

La tizia di Breaking bad che fa la Jones è abbastanza in ruolo anche se forse un po’ troppo ragazzina, comunque meno cagnaccia di come mi aspettavo. Il bestione nero chiamato a impersonare quel gran ganzo del Luke Cage è eccezionale, e mi incuriosisce parecchio vedere come evolverà il personaggio di Trish Walker interpretato da quella gnoccolona di Rachael Taylor.

Un ottimo inizio per l’ennesima ma più che benvenuta proposta filmica di casa Marvel, un noir coinvolgente che parte e procede con il piede giusto e che sarebbe una bellissima serie tv anche senza riferimenti al mondo dei fumetti.

ps: per chi è curioso solo di sapere se c’è la tanto chiacchierata scena del fumetto in cui la Jones “voleva provare qualcosa di diverso”, c’è, ma è molto meno pesante che negli albi a fumetti, e sinceramente perde praticamente tutta la sua potenza. Vien da pensare a quei tempi, quando Bendis sapeva ancora scrivere una scena veramente ad effetto, roba da ricordarsene per decadi… oggi tutto quello che riesce a fare è “omosessuali non dichiarati e imbarazzanti paradossi temporali”.


Police and super-thieves in the streets (Oh yeeeeeah!)

novembre 24, 2009

Zack era un supercriminale noto come Zack Sterminio. Dopo la morte del fratello Xander, suo compare di bisbocce e devianza, e una grave ferita viene catturato, diventa un pentito e viene inserito nel programma di protezione testimoni.
Solo che a fare la vita d’ufficio Zack non è che se la passi benissimo. Il mestiere dell’archivista che timbra il cartellino e va a casa stanco morto a fine giornata gli sta stretto anche se è più che consapevole che questa copertura gli sta salvando la pellaccia, quindi inizia a drogarsi come un punkabbestia e… che ve lo devo raccontare tutto questo primo volume di “Incognito” appena pubblicato? Non vi basta questo a capire che l’ennesima serie a firma Ed Brubaker è l’ennesima figata?

Renee è una sbirra bella tosta, così come tutti i suoi compagni di dipartimento, costretti a svolgere il loro lavoro nell’oscurità di un’ombra più che ingombrante, non è facile essere in polizia a Ghotam city. Eppure la squadra costruita da Jim Gordon ci prova in tutte le maniere a fare il suo lavoro, ad essere decisiva, e non è detto che nella loro semplciità non ci riescano. Eroi più umani dell’eroe umano che però ha una barcata di soldi e un addestramento pazzesco.
“Ghotam Central – Servire e proteggere” è uscito in volume in bel po’ di tempo fa, ma uno non può comprare tutto, quindi fate come me e colmate la lacuna.

Ed è uno sceneggiatore, che ha vinto un bel po’ di premi, ha una marea di lettori appassionati, ha messo Devil in galera, ha fatto schiattare Capitan America imbastendo una trama perfetta per anni, tanto che la Civil war non è stata così determinante nell’amara conclusione della vita di Steve Rogers.
Brubaker è, almeno per quanto mi riguarda, il miglior sceneggiatore di fumetto seriale degli ultimi anni, e infatti è l’unico che mi fa aspettare con ansia di sapere come le storie andranno avanti, che mi fa attendere in trepidante attesa di scoprire, ad esempio, cosa succederà ad Iron fist.

Questi due volumi sono due perfetti esempi della sua bravura, capaci di coniugare i due generi in cui questo autore spicca rispetto ai colleghi: trame supereroistiche fitte di colpi di scena e il noir più antico capace però di creare atmosfere uniche.
I nomi stessi dei personaggi di “Incognito” hanno un sapore di tempi andati, di età dell’innocenza del fumetto, non solo i fratelli Sterminio, ma anche Morte nera o Ava Distruzione. Una storia complessa e ben articolata nel suo ritmo frenetico che cattura dalla prima all’ultima pagina.

Anche “Gotham central – Servire e proteggere ” come ritmo non scherza, scritta a quattro mani con un ottimo Greg Rucka, la serie si stabilisce su binari più canonici e seguendo il registro proprio del poliziesco classico. Nonostante le sue sporadiche apparizioni la presenza di Batman si avverte per buona parte delle storie, in cui però agisce solo da comprimario, pur rivelandosi sempre un perfetto deus ex machina narrativo. Molto più presenti invece i supercattivi più carismatici di Gotham, del resto molto del fascino di questa serie sta proprio nella sua capacità di mostrare come l’uomo comune mosso da ideali di giustizia si possa scontrare con gente come Mr.Freeze, il Joker, Due facce o Firebug.

Due meraviglie fumettistiche moderne quindi, fatele vostre.