Empatia canaglia: impressioni sparse al sesto numero di “Secret wars”

marzo 18, 2016

sw2Se da un lato immagino che vi stiate chiedendo “ma davvero dopo non aver capito un emerito cazzo del primo numero questo s’è comprato ben 5 ulteriori albi della nuova maxiserie marvel?” mentre dall’altro che stiate pensando “non solo ha comprato e letto 6 albi di Secret wars, ma ce ne vuole pure parlare prima che finisca! Ma s’è rincoglionito più del solito?” la mia risposta sarebbe “si!” a tutti i vostri dubbi.

Il fatto è che dopo la devastante e confusionaria distruzione del primo numero di cui persevero nel non averci capito un cazzo (particolarmente continuo a interrogarmi sul simbolo finale del punitore che proprio non me ne faccio una ragione del fatto che secondo me non ci acchiappa un accidenti) questa serie-megaevento mi piace, e anche tanto.

Diciamocelo chiaro e tondo, quando ho letto le prime anticipazioni di “Secret wars” ho pensato a una puttanata cosmica: la fine di tutto, ossia l’ennesimo reboot sbadiglionissimo per ricominciare le varie testate da 1, e una serie basata su un universo patchwork di mondi di menare sembravano due carte che unite fanno la scopa della cazzata. Del resto quel titolo li e quelle prime indiscrezioni ricordavano quel primo maxievento che ogni volta che lo risfoglio mi sembra sempre più una delle peggiori cretinate mai partorite dal mondo fumettistico. E invece il sempre brillante Hickman ti umilia il Jim Shooter dimostrando trent’anni dopo come si possa scrivere una serie fondamentalmente segnata da due caratteri principali quali la marchetta di infima categoria e la scemenza di un mondo di mondi di menare partorendo invece un’opera che superato lo scoglio del primo numero (e qualche altra concessione alla pseudo-scienza-magica complicatissima e pallosa che tanto piace a Hickman) risulta invece coinvolgente ed entusiasmante.

Intanto “Secret wars” batte “Infinity” perché è leggibilissima anche tralasciando totalmente i millemila albi dedicati ai vari mondi alternativi. A me i What if piacciono e anche tanto, ma ancora di più mi piace avere dei soldi per mangiare che qua se un povero cristo volesse leggersi tutto deve aprire almente un 2/3 mutui.

sw3E poi c’è il protagonista di questo “Secret wars”.

Non più accozzaglia di personaggi noti buttati nella mischia senza paracadute come trent’anni fa, il centro incontrastato della serie è il nostro amato Dottor Destino, raramente così ben studiato e caratterizzato.

Destino, pur essendo un dittatore, un malvagio, una nemesi, ha sempre avuto un fascino travolgente, fin dalle sue prime fantastiche apparizioni. In queste pagine Destino diventa Dio, e salva quel poco di baracca che si riusciva a salvare. In ben due universi di eroi, ossia il classico e quello Ultimate, l’unico stronzo che ha pensato e trovato un modo di evitare l’estinzione totale è proprio Victor Von Doom, che si carica tutto sulle spalle.

Sin dai primi numeri però si avverte qualcosa che non va, infatti mai Destino ha avuto un potere così grande, ma non è nemmeno mai apparso così fragile, un dio onnipotente che si crea una famiglia con la moglie e i figli del suo peggior nemico, che si appoggia alla “fondazione” come un Reed Richards qualsiasi, e che si mostra alla sua consorte, a una sempre sensibile Susan Storm, senza maschera, quale una divinità deforme che ha salvato una parte di universo ma che non riesce a salvare nemmeno il suo aspetto.

Potrebbe sembrare quasi un’eresia dirlo, ma questa caratterizzazione del sovrano di Latveria mi ha colpito come mai mi sarei immaginato. Non so come finirà Secret wars, ne parleremo, ma il fallimento di Destino è nell’aria, e io mi sono appassionato come una pensionata a una soap opera del primo pomeriggio per questa maxisaga bella come non se ne leggevano da diversi anni.


Secret wars 1 – Impressioni sparse

dicembre 10, 2015

sewa1Recensione breve per chi ha poco tempo: non ci ho capito un cazzo.

 

Recensione un po’ meno breve:

Io della gestione Hickman di vendicatori e compagnia danzante non ho letto praticamente niente, pertanto a dire che non ci ho capito un cazzo è praticamente come se mi lamentassi di avere il raffreddore dopo aver ballato nudo e bagnato sul terrazzo a gennaio, quindi diciamo che mi sento un po’ stronzo a dirlo ma ribadisco che leggendo queste prime pagine avevo praticamente un’espressione tipo cane danese a cui viene fatto un gioco di prestigio.

sewa2

tipo così

A non piacermi di questo inizio di megaevento non è però solo il fatto che non ci ho capito un cazzo, è la narrazione stessa. In pratica in queste pagine succede DI TUTTO, ma è talmente frenetico e mostrato in maniera frettolosa che probabilmente non ci avrei capito un cazzo nemmeno se avessi seguito con accanimento questi ultimi mesi di millemila storie vendicative. Magari è solo una mia impressione, ma Hickman butta nel calderone di una cinquantina di tavole talmente tanta roba che alla fine della fiera non dice nulla. Per dire, io sono abbastanza tonto, ma l’ho riletto tipo tre o quattro volte per avere un’idea di cosa stava succedendo e di chi ci stava lasciando le zampe, e sono pronto a scommetterci che nei prossimi 2/3 albi invece succederà un niente.

In pratica in questa storia finisce l’universo, o meglio, finiscono sia l’universo marvel classico che quello ultimate in un megacasino galattico. Il problema della storia è che oltre a essere in molti punti vicina all’incomprensibile dovrebbe anche essere tutta tempestata di momenti emotivamente importanti per un marvel fan. Il suo approccio sbrigativo però rende il tutto empaticamente nullo. Ho trovato quasi più coinvolgente la dipartita di Sentry durante “Assedio” (che ricordiamolo era un personaggio che odiavo e muore pure come un babollo) che la fine di alcuni protagonisti adorati dei giornalini a fumetti.

sewa4

(qualcuno mi spiega il perchè del simbolo del puni in questa tavola per cortesia?)

Boh, sarà che non ci ho capito un cazzo, ma questo megacasino l’ho trovato peggio di un qualsiasi “Secret invasion” o “Fear itself”. A me il discorso del “tutto muore” va anche benissimo, ma se hai cagato il cazzo per mesi con una miriade di storie tutte collegate questo megabotto che chiude tutti i discorsi in poche pagine non mi sembra l’idea più brillante. Mi ha ricordato i tempi dell’università quando preparavi un esame con la giusta calma e attenzione, poi quando mi rendevo conto che mancavano pochi giorni all’esame e mi mancavano duecento pagine le finivo di studiare a cazzo di cane in un pomeriggio senza imparare una mazza.

Sembra proprio che Hickman giochi a fare il Morrison, e il risultato per ora è deprimente, tanto da farmi rivalutare le pessime guerre segrete anni ’80, pur con tutti i pattini e gli smanacci del momento. L’unica cosa che spacca tutto è la tavola dedicata al modo di affrontare la fine del mondo del Punitore, e magari è per questo che c’è il suo simbolo in quella che dovrebbe essere la tavola-lapide finale…

ps: leggendo in giro mi è piaciuta molto e mi trova assai daccordo questa bella recensione.