Il martello degli dei

novembre 20, 2010

Prendo in prestito il titolo della biografia dei Led Zeppelin per parlare delle uscite antologiche sul Dio del Tuono che si succedono in edicole e fumetterie in queste settimane.

Ovvero: il Marvel Masterworks e il primo albo della Marvel Collection a Thor dedicata, presto disponibili anche in un comodo pacco regalo. Bello no? Si, è una bella proposta e valgono le stesse considerazioni entusiastiche già fatte mesi fa sulla gemellare Collection di Cap.

L’unico malus, a voler fare i pignoli, non è nell’uscita in se ma nelle storie, a mio avviso. Perchè, se in Capitan America Lee & Kirby partirono subito in quarta, su Thor furono un po’ diesel e partirono un po’ fiacchi su Journey into Mistery per poi salire costantemente ed esplodere con una delle migliori serie della sua epoca, appunto The Might Thor.

Quindi diciamo che per la stessa cifra di soldi che avete speso per il Masterworks e la Collection di Cap avrete un po’ meno storie mozzafiato ma avrete comunque un pezzo di storia del fumetto americano in una versione molto ben curata e ad un costo accessibilissimo.

Su quest’ ultima cosa vorrei porre l’accento: gli albi delle Collection Marvel Italia per 6 euro offrono veramente un rapporto “qualità\quantità\prezzo” raro, una cosa a cui altri, la Planeta in primis, dovrebbero prestare più attenzione.

In conclusione, prendetevelo!


Consigli per gli aquisti: The Twelve

ottobre 14, 2009

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Immaginate New York nel 1939. Vi do anche un indirizzo preciso: il 330 di West 42nd Street, al McGraw-Hill Building. È qui che grazie all’estro di Martin Goodman, nacque la Timely Comics che, dopo aver cambiato il nome in Atlas Comics, diventerà la Marvel Comics. Ed è sempre qui che presero forma personaggi a noi cari come La Torcia Umana o Namor e più avanti Capitan America e ancora tutta una serie di nomi che è inutile che io stai qui ad elencare… Ma non è che tutto è andato subito per il verso giusto… Sempre in quel posto e in quel momento, sempre tra quelle mure, presero vita anche tanti altri personaggi che per un motivo o per l’altro non ci sono familiari come quelli appena citati. Qualche nome? Rockman, Il Testimone, Dynamic Man, Excello, L’Uomo che Ride… Vi dicono niente? Probabilmente no. Questo perché non hanno incontrato il favore del pubblico. Perché di fronte a un uomo che può andare a fuoco, uno senza alcun poter specifico con l’aggravante di essere conciato come un Errol Flynn degli strapoveri non ci fa una bella figura… Insomma, chi avremmo dovuto scegliere? E quindi, dopo qualche numero, dopo qualche inutile scorribanda sulle pagine di quei primi fumetti, la loro storia sembrava già conclusa. Per loro era già arrivato il tempo della pensione. Ma i veri eroi – lo spapete meglio di me – non smettono mai di lottare.

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Ed è proprio grazie a uno sceneggiatore “a rischio” come J.M. Straczynski (gli perdoneremo mai Soltanto Un Altro Giorno? Su ragazzi, la risposta è semplice… ripetiamola insieme: NO!) che questi eroi sono tornati a vivere. L’espediente narrativo alla base di The Twelve è dei più semplici. Mercoledì 25 aprile 1945 a Berlino, mentre Cap e altri mettevano la parola fine alla Seconda Guerra Mondiale, dodici uomini mascherati entravano nella base delle S.S. Quello che poteva essere il loro giorno di gloria, si trasforma nel loro ultimo giorno: vengono imprigionati e ibernati dai Nazi che li vogliono vivisezionare e studiare al fine di creare il vero superuomo. Fortunatamente le cose non sono andate per il verso giusto per i tedeschi e quella sporca dozzina è rimasta dimenticata in quel sonno criogenico fino ad oggi. Fino a quando per caso, una ruspa non sfonda un muro di un vecchio scantinato e… i Dodici, The Twelve, tornano in vita dopo più di 60 anni.

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E come si può trovare un eroe nato alla fine degli anni ’30 nel 2008? Beh, non è difficile da immaginare: un po’ spaesato. Le cose sono cambiate. Noi lo sappiamo bene: è anni che sbandieriamo ai nostri amici e parenti più stretti che ancora ci guardano con sospetto, che il fumetto supereroistico si è fratto più maturo. È ormai da una vita che quell’ingenuità iniziale è scomparsa per lasciare spazio a quelle zone grigie nelle quali i nostri beniamini si trovano spesso a dover affrontare problemi ben più gravi della “cara e vecchia” rapina a mano armata. Bisogna fare i conti con un mondo in cui i valori sono cambiati. Se prima bastava dire “patriottismo” per andare sul sicuro, oggi le cose semplicemente non stanno più così. E in più… 60 anni sono 60 anni. Se prima di essere surgelati avevate un pargolo di 8 anni, oggi quel pargolo è più vecchio di voi. Probabilmente la vostra mogliettina è finita sottoterra e se vi dicessero che nello studio ovale oggi è seduto un afroamericano… Beh, insomma, immagino di aver reso l’idea. The Twelve è un fumetto di una tristezza lancinante che continua ad alternare – in una serie di flashback (quasi) mai banali – un presente grigio e senza speranza ad un passato solare, in cui tutto sembrava possibile. Questi sessant’anni sono stati devastanti per tu03tti. L’unica soluzione è quella di non guardarsi né indietro né avanti, e continuare a fare quello che si sa fare meglio senza capirne bene il significato. Si va avanti a testa bassa senza farsi domande… Chiunque invece si fermi anche solo un secondo per ragionare e fare i conti con ciò che si era e ciò che si è poi diventati, è destinato a scoprire che la prima cosa ad andarsene con il tempo è l’innocenza… E, contro ogni aspettativa, Straczynski non si lascia prendere la mano da questi perdenti e, invece di farli diventare degli adorabili rincoglioniti (come va di moda ultimamente a Hollywood. pensate a The Wrestler, Anvil: The Story of Anvil, Best Worst Movie… siamo circondati da lovely losers…), ne fa un ritratto spietato e tutt’altro che conciliante. Ai disegni Chris Weston che riesce, col suo tratto volutamente anacronistico, a rendere al meglio questo senso di nostalgia. Insomma: acquisto consigliatissimo.


Back In The (Negro) Days

luglio 12, 2009

La Gazzetta dello Sport e Il Corriere della Sera, insieme alla Panini – Marvel Italia, come immagino molti di voi sapranno, da un bel po’ di tempo a questa parte stanno invadendo le edicole con un numero imprecisato di fumetti. Ovviamente, l’operazione in sé è meritoria, ma non è tutto oro ciò che luccica. Andiamo con ordine: quest’anno è la volta de Le Grandi Saghe. Tralasciamo, per oggi, il discorso sui volumi presentati al pubblico, che evidenziano – soprattutto quelli recenti – un periodo veramente poco felice per la Marvel, e concentriamoci su un volume da poco ristampato: Le Guerre Segrete. Ora, potete anche sapere poco o nulla della Casa delle Idee e della sua evoluzione, ma sappiate che è in questi 12 numeri, – all’epoca vero oggetto di desiderio per qualsiasi lettore, scritti dall’allora editor-in-chief Jim Shooter e disegnati principalmente da Mike Zeck – che L’Uomo Ragno entrò in contatto con il Costume Nero. Per dire… Insomma, questa sì che era una vera e propria Grande Saga. Un volume che fece epoca. Se non l’avete mai letta, potete fare lo sforzo di andare in qualche libreria specializzata a richiederla: ne vale la pena. Ma sfogliando il volume l’altro giorno mi sono imbattuto in un dialogo che oggi come oggi non sarebbe permesso neanche lontanamente in nessuna pubblicazione Marvel o DC e che è talmente bizzarro che voglio qui riproporvi.

Cos'ha detto Iron Man? Domani probabilmente si dissocierà...

Cos'ha detto Iron Man? Domani probabilmente si dissocerà...

Oltreoceano, Secret Wars fece la sua comparsa nelle edicole tra il maggio 1984 e l’aprile 1985, durante la presidenza Reagan, quella del benessere e delle Guerre Stellari (pochissimo segrete…). Pensandoci mi sembra incredibile: Un costruttore di armi multimiliardario che difende un ragazzone russo da un biondino tutto Iu Es Ei, e non si lascia sfuggire l’occasione di potergli vomitare addosso accuse ben poco velate di razzismo. Beh… Wow!
Due vignette dopo, la guaritrice del Pianeta Mongo fa una sega all’Uomo Ragno e in molti stanno pure lì a guardare…. porci.

Sega

Wank my super-wood.com

Tutto questo per ricordarvi che in edicola trovate ancora questo volume e molti altri finora pubblicati – se volete dei consigli su cosa prendere o meno, chiedete pure qui – ma soprattutto per farvi notare anche la bassissima qualità con cui si è deciso di far rivivere queste storie: stampa, ingrandimenti e qualità veramente bassine. Peccato.


Alcool, Pupe & Baseball

giugno 28, 2009

Quando le cosa hanno cominciato a prendere una brutta piega?
Ci è sfuggito qualcosa?
O semplicemente si è rincoglionito?
Parliamo di Frank Miller che, da autore capace di emozionarci con incredibili storie, è diventato una sorta di brand, un marchio di fabbrica appiccicabile a qualsiasi cazzata.
E, attraverso lo stesso procedimento per cui un qualsiasi film inutile diventa degno di nota solo perché una volta Quentin Tarantino ha preso l’autobus con il suo autore, il mettere “dall’autore di Sin City e di 300” sulla fascetta di un albo, di un film, di un dvd, di una scatola di cioccolatini, rende tutto “un nuovo capolavoro noir”.
Anche no.
O anche sì?
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Eppure… io mi ricordo che c’è stato un periodo in cui Frank Miller rockeggiava veramente…
Sfogliando il volumone della Panini Comics Devil: L’Uomo Senza Paura: Tutto il Ciclo di Frank Miller, (840 pagine per 59 euro…) mi è caduto l’occhio su una storia: Roulette. Ce ne sono a bizzeffe lì dentro, ma ve la ricordate Roulette? Era il 1983 e un Devil devastato dai sensi di colpa, gioca alla roulette russa con un Bullseye paralizzato in un letto d’ospedale.
“Per giocare alla Roulette ci vogliono un proiettile, una pistola e due pazzi… noi due.”
E poi? E poi, lentamente ma inesorabilmente, l’abbiamo perso di vista…
E il risultato è questo.
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(Via)