Letture di un futuro passato #6 –Punisher year one

marzo 22, 2016

PUNIY1AE lo so che sono noioso e siamo al terzo post su sei di questa rubrica dedicato al punitore (e che lo spazio dedicato al personaggio su queste pagine è più che ampio, ma che ci volete fare se non so essere obbiettivo e faccio figli e figliastri?), ma vedetelo come un “Road To…” in evidente ritardo per la seconda stagione della serie netflix dedicata a Daredevil, che per voi lettori che vivete su marte è disponibile integralmente da ben quattro giorni.

Io con la mia solita flemma ho domato la scimmia gigante e ho visto solo i primi due episodi che vedono l’entrata in scena di un Punitore ganzissimo interpretato più che bene da un ottimo “tizio che faceva Shane in Walking dead”.

Per prepararmi agli episodi successivi ho deciso di parlarvi di una delle mie storie preferite del Punitore che ancora non aveva trovato spazio su queste pagine.

Trattando le origini del personaggio ovunque andrete a cercare sentirete parlare principalmente di due cose: le prime storie dell’uomo ragno che vedono apparire un ancora confuso Frank Castle agli ordini dello Sciacallo e il bellissimo “Born” di Garth Ennis e Darick Robertson. Cose splendide anche se molto diverse, ma che non permettono di conoscere il “Punitore” quanto questo bellissimo “Year one” a parere del sottoscritto.

 

So benissimo che potrebbe risultare molto difficile da trovare, questa bellissima rilettura delle origini scritta dal duo Abnett e Lanning e disegnata da un crudissimo Dale Englesham riesce nel sempre arduo compito di raccontare una storia ben nota andando a calcare la mano sugli aspetti più psicologici che possono portare una vittima a diventare carnefice.

Frank Castle è un uomo tornato da un inferno, quello del Vietnam, per precipitare in un altro inferno metropolitano, quello in cui vede morire tutta la PUNIY1Csua famiglia e non gli resta altro che combattere un’altra assurda guerra. A rendere la serie splendida è la sua lentezza, il suo attendere l’esplosione di follia e disperazione che hanno trasformato il soldato Frank Castle nel vigilante Punitore, un racconto raramente così profondo e viscerale.

Oltre all’ottimo lavoro fatto su Castle gli autori introducono anche un altro splendido personaggio: il giornalista hippy e alcolista John McTeer*, che risulterà essenziale nella genesi del Punitore.

Pubblicato in coda ai vari numeri della divertentissima run “Missione suicida” nel lontano 1995, non so come possa essere recuperato oggi, ma a leggere in giro potrebbe essere riproposto entro breve cavalcando l’hype della nuova stagione di Daredevil.

*che a una lettura più maliziosa (visti anche gli anni di cui stiamo parlando per la Marvel) ha tutto l’aspetto di una presa per i fondelli non proprio leggerissima del buon vecchio Stan Lee, o magari sto dicendo una cazzata ed è solo una mia impressione.


Letture di un futuro passato #5 – Thor, il Punitore e le birrette

dicembre 7, 2015

punithorbirrini3In realtà questo non è un vero e proprio “Hey gente ripescatevi questa storia che è troppo bellissimissima” quanto un “ci sono un paio di pagine in questa storia che per me sono un momento dei più magici degli ultimi anni di fumetto”.

Siamo sul finire della (ottima) gestione Rucka del Punitore, ossia quel momento in cui ai Vendicatori frizza il culo che ci sia un tizio incazzato che ammazza criminali in giro e decidono di fermarlo. Ma diciamo che la storia ci interessa relativamente. Il momento che merita queste righe è quello in cui Thor, prima di dover affrontare Frank Castle con i suoi compari supereroi precisini, va a fare due chiacchiere chiarificatrici con il vigilante birrette alla mano.

punithorbirrini

Non è solo la cosa del farsene un paio tra un dio nordico e un reduce del vietnam sciroccato, che di per se sembrerebbe quasi un momento di ilarità, a farmi omaggiare questo magic moment del fumetto moderno è l’atmosfera favolosa di bromance che traspare in queste poche tavole.

punithorbirrini2Non solo Rucka scrive benissimo quelle rapide battute di dialogo, e non solo Di Giandomenico le disegna alla grandissimissima, è proprio il momento emotivo da “robe da maschi” che fin troppo spesso manca nei fumetti di supertizi, quella sorta di cameratismo da film action o di guerra di un’epoca passata  fra due personaggi tanto diversi ma ugualmente forti (da un punto di vista narrativo, è ovvio che thor potrebbe polverizzare il puni con una schicchera) senza tanti fronzoli ma con tanto rispetto, quel momento di confronto fra due metodi assai diversi di affrontare le cose che però possono arrivare a un incontro.

E ora basta che mi inizia a scendere una maschia lacrima sul viso a ripensarci.

Salute!


Letture di un futuro passato #1: Punisher – Psychoville

settembre 25, 2015

psychoville2Diciamo che inizialmente pensavo a un banalissimo “Ripeschiamoli” o “La rilettura del giorno”, ma poi ho deciso di puntare sull’epica scemenza di parafrasare il titolo di una saga storica per provare a proporre una rubrica totalmente casuale in cui, sbattendomene le palle delle uscite attuali (o magari partendo proprio da qualche ristampa) posso parlare di saghe, storie e compagnia bella di parecchi anni fa attingendo dai meandri della mia libreria (c’era anche un’idea “la piccola biblioteca di Latveria” nella mia testa ma a ripensarci mi sembrava e mi sembra una stronzata). Allo stesso modo posso anche decidere di parlare di qualcosa di recente che per motivi di tempo e lassismo non ha trovato spazio su queste pagine.

In pratica una rubrica dove scrivo cialtronate su quello che mi gira il belino di scrivere.

Per iniziare ieri sera sono andato a levare dalla sua plastichina protettiva una delle mie storie preferite del Punitore, probabilmente quella a cui sono più affezionato, e non solo perché era il 1994 ed io non avevo ancora iniziato il liceo.

Punisher Psychoville, scritto dal duo formato da Abnett e Lanning e disegnato strabene da McKonne e McpsychovilleKenna si distanzia parecchio dal fumetto insulso e testosteronico degli anni novanta per calare il povero Frank Castle in una storia claustrofobica e ansiogena.

Il punitore sogna di inseguire un criminale, si sveglia, e ad attenderlo trova una bella moglie e due figli felici. Frank Castle non ha un fucile, e nemmeno teschi disegnati sul petto, ha però una casa in un sobborgo di una classica cittadina del midwest, da cui parte con il vicino benpasciuto per andare a lavorare nella segheria locale.

Castle, un uomo distrutto dall’omicidio dei suoi cari, trascinato dalla sua follia in una crociata sanguinaria, infinita e senza tregua contro il crimine, si ritrova in queste pagine immerso nel classico sogno americano, nella normalità e negli affetti.

Ovviamente noi sappiamo benissimo che qualcosa non va. E le voci nella testa di Castle così come inspiegabili esplosioni di follia tra gli abitanti del borgo ce lo confermano. La discesa nel caos a questo punto diventa una pura formalità.

La forza di “Psychoville” non sta però tanto nella trama, per quanto imbastita in maniera impeccabile e coinvopsychoville3lgente, quanto nella cura con cui vengono affrontate le conseguenze che questa ha sulla psiche già abbastanza provata del povero Frank Castle. Lo stravolgimento di ritrovarsi pater familias per un uomo segnato dalla perdita dei suoi cari è sviluppato con precisione chirurgica particolarmente nel finale della storia, trovando spazio tra sparatorie ed esplosioni ad un momento di pura commozione.

Ad accompagnare questo articolo poi trovate ben tre copertine della miniserie (impaginate anche un po’ a cazzo di cane). Sono tra le mie preferite in assoluto.

Un gioiello dimenticato invecchato benissimo. Magari in qualche fumetteria o fiera del fumetto (io ebay e soci non li considero) riuscirete a trovarne una copia, sempre se non siete tra i fortunati ad averlo ancora in libreria. Da recuperare assolutamente.


Perché perseverare con “nuovi ghost rider”? Perché?????

novembre 19, 2014

grGhost rider è sempre stato un personaggio un po’ così, con le sue storielle horror e quel suo modo di parlare un po’ così, negli anni novanta quando divideva la testata “spiriti della vendetta” con Blade l’ho sempre letto di gustissimo.

Ora ci sta che un personaggio vada un po’ a rilento, che due film orrendi* con Nicholas Cage che indica in continuazione affossino un po’ la sua fama, ma non è che bisogna per forza tirare fuori un personaggio da zero per ridare lustro al teschio fiammeggiante, e abbiamo non poche serie a dimostrazione di ciò, a partire dalle nuove storie del Punitore.

*INTERMEZZO*

Io ero rimasto alla fine delle storie di Rucka con il nostro amato Frank Castle chiuso in una galera sottomarina dopo la scontro coi vendicatori. Come cazzo c’è arrivato sulla costa ovest?

In fumetteria parlandone c’era chi ipotizzava che ne era uscito per l’entrata nei Thunderbolts, ma se ben ricordo nel primo episodio di quella serie di merda che si ostinano a pubblicare Hulk rosso lo arruolava durante una missione, non facendola uscire dal gabbio.

Se qualcuno ha notizie che me lo faccia sapere.

*FINE INTERMEZZO*

come fallire nonostante tette e fetish - lezione 1

come fallire nonostante tette e fetish – lezione 1

Torniamo a Ghost Rider. Qualche anno fa provarono a rilanciare la serie con Alejandra, ossia il Ghost con le minne. Bell’idea in teoria. A tutti piacciono le tette. Che però è stata affossata da due problemi:

  • Puoi mettere tutte le puppe che vuoi, puoi infilare la signorina in completi di pelle ultrastriminziti, ma se a coronare il tutto c’è un teschio fiammeggiante sono pochi quelli che possono trovare la cosa così eccitante da comprare una serie solo per tale motivo, e sinceramente costoro mi spaventano anche un po’.
  • Nonostante la trovata le storie erano una merda inqualificabile, e giustamente la serie è stata chiusa abbastanza in fretta.

Arriva ora questa nuova serie, che vede un nuovo Ghost Rider con un nuovo veicolo.

Al posto della motoretta infatti il nostro ha una macchina pimpata, ed è un ragazzetto sudamericano mezzo coatto che però ovviamente ha un grande cuore e un fratello paralitico e che diventa lo Spirito della Vendetta un po’ così (ovviamente spiegheranno il tutto poi).

Difficile giudicare il tutto da queste poche pagine, ma per ora niente che mi esalti anche solo un minimo.

Se a fare le corse con la macchine maranza è vin diesel e il tutto è in movimento su uno schermo la cosa è ok, se le leggo invece non ci trovo grande fascino. Un po’ come guardare la radio.

A quanto ho capito il buon vecchio Johnny Blaze invece, dopo aver ripreso lo spirito da Alejandra (era andata così o ricordo male? dai che non ho voglia di cercare sull’internet) , non s’è più visto, ma tornerà in quella merda dei Thunderbolts a quanto ho capito, che allora avrei preferito di gran lunga, come dicevo in apertura, una nuova serie dedicata semplicemente a lui.

Staremo a vedere, per ora noia e pochissima carne in tavola.

*il secondo non l’ho visto, ma dico “orrendo” sulla fiducia.


I nuovi Thunderbolts Marvel Now che non è che ci garbino poi tanto

novembre 27, 2013

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State seguendo la rivoluzione Marvel now? Io sinceramente no. Andava benissimo quel nuovo inizio dei numeri uno, bastava e avanzava, almeno secondo me, e questo ennesimo rimpasto sinceramente mi ha entusiasmato così tanto che ho smesso di seguire anche varie uscite, su tutte Capitan America e le varie testate vendicative. Se però sbaglio qualcosa ditemelo che magari qualcosa di buono c’è, ma sinceramente i vari albi che vedevo spuntare mi attiravano quanto una tagliola.

L’unica testata “Marvel now” che mi è capitato di leggere è quella dedicata ai Thunderbolts, ma solo perché la trovo in fondo al mio adorato Devil di Mark Waid.

Come al solito però la prendo alla lontana.

Non parlo su queste pagine dei Thunderbolts da quando erano stati dati in mano a Luke Cage come padre-padrone della squadra, una “stagione” del gruppo variabile di criminali al soldo della giustizia che con i suoi alti e bassi mi è piaciuta parecchio. Abbiamo poi avuto il, grazie a dio breve, periodo dei nuovi Dark Avengers, che magari prossimamente ne parlerò in maniera più approfondita dato che non ricordo praticamente niente se non che mi hanno fatto pena (devo quindi andare a vedere dove ho lanciato con rabbia gli albi).

Come sono i Thunderbolts dell’era Marvel Now? Pessimi!

Partiamo dal concetto stesso di Thunderbolts: sono ex-criminali se non criminali veri e propri, spesso in galera e volontariamente costretti a partecipare al progetto con quella storia dei naniti, che si trovano per vari motivi ad affrontare missioni che potrebbero essere tranquillamente svolte anche dai Vendicatori, o dagli X-men. In pratica si trovano a dover fare la parte dei buoni. E la cosa ganza dei Thunderbolts sta tutta li, tanto che guardando agli ultimi tempi, persino un babbeo come Boomerang può avere un suo ruolo, una sua forza, un suo scopo editoriale nei Thunderbolts.

Arriviamo a questi nuovi Thunderbolts. Sono guidati da uno dei personaggi meno carismatici degli ultimi anni, ossia da Hulk Rosso, e per quanto siano personaggi scomodi o violenti, centrano veramente poco col concetto pocanzi espresso. Partiamo dal Punitore, che se guardiamo la continuity dovrebbe essere in una cella costruita da Tony Stark da cui non potrebbe scappare neanche un’unione tra Void e Galactus.

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Poi abbiamo Elektra, che non so cosa abbia fatto di rilevantedopo il ritorno post-secret invasion, ma qua è protagonista di quello che dovrebbe essere il mega-colpo-di-scena-pazzesco: Elektra e il Punitore che se la limonano e se la  scopazzano alla grande. Una trovata talmente fuori dai personaggi, particolarmente quello di Frank Castle, che per quanto mi riguarda l’ho trovata più fastidiosa di un Frankencastle e quasi ai livelli del punitore-zombi-angelico di qualche anno fa.

Il nuovo Venom è troppo insulso per sprecarci tante parole, e Deadpool… ecco, Deadpool, che praticamente dovrebbe essere il personaggione comico della Marvel NON FA RIDERE! Odio Deadpool con tutto me stesso, e la sua sola presenza mi fa disprezzare qualsiasi fumetto.

A voler sintetizzare quindi, la squadra fa pena, i personaggi coinvolti che sarebbero ganzi vengono usati malissimo e il nome Thunderbolts è messo li a casaccio. Le storie però come sono? Una grandissima palla per ora, noia noia noia noia noia noia.

Non si salva proprio niente quindi, compresi i disegni di Dillon, che dimostra sempre di più che con i supereroi rende veramente zero. Neanche il sesso fra noti personaggi a fumetti dà un senso a questa porcheria, ed è tutto dire.


Il babbeo del giorno #23: Stiltman

ottobre 29, 2012

Torno con colpevole mega ritardo amici Latveriani ma torno bene, sbertucciando un villain classico, classicissimo: Stilt-Man!

Te-mi-bi-le

Difatti Stilt-Man è stato un babbeo di lungo corso, presente in tantissime storie del periodo migliore della Marvel classica, soprattutto su Devil, senza mai però aver rappresentato una seria minaccia per nessuno. E vorrei ben vedere: Stilt Man è uno di quei villain che neanche un inguaribile nostalgico come il sottoscritto è mai riuscito a riabilitare.

Vero nome: Wilbur Day

Genesi del personaggio: Nasce dalla mano di Wally Wood su Daredevil #8 del Giugno 1965 (in Italia su Devil  #1 del  Maggio 1970)

Wilbur Day è un inventore e tecnico di laboratorio che come tanti prima di lui in ogni collana fumettistica decide di inventarsi qualcosa per fare le rapine. Mai uno che inventa qualcosa, bhò che ne so, per fabbricarsi l’oro direttamente… No, solo per rubare.

Comunque la sua idea per svoltare nella vita è quella di farsi una super-armatura che allunga le gambe fino a 250 piedi e che gli conferisce anche una super forza, ma vorrei ribadire che come potere lui ha tuttosommato scelto di allungare le gambe, tantissimo. Bello eh? No, non lo è, è un amarezza. Ah come dite? Riesce anche a spostarsi alla esorbitante velocità di 30 miglia orarie camminando con quelle gambissime? Wow, veramente notevole allora, bravone Wilbur!

Aspetto: Hum… È tipo una caldaia con due lunghissimi tubi. Ha anche due antennine, però.

Poteri: Stilt-man può estendere le gambe della sua armatura fino a 250 piedi, ha una super forza e si sposta ad una velocità elevata per la sua mole raggiungendo anche le 30 miglia orarie. In seguito a degli scontri con l’Uomo Ragno, che ovviamente a quelle gambone gli ha fatto subito il trick dei lacci delle scarpe annodati, ha ricoperto l’armatura di un materiale anti-aderente che non permette alla tela di Spidey di attecchire. Bel colpo Wilbur!

La fine: l’impatto con i disincantati anni ’80 fanno calare un alone di sberleffo sul personaggio, soprattutto per opera di Frank Miller che nella sua gestione di daredevil lo rappresenta come un perdente sconfortante. Si barcamena come può fin quando il governo durante Civil War, onde premiarlo per la sua adesione alla registrazione delle identità segrete, non gli offre una chance di riscatto affidandogli di recuperare un pedopornografo e consegnarlo alla giustizia. Nel fare questo si imbatte nel Punitore, anche lui sulle tracce del pedopornografo, il quale per fare 30 e 31 uccide prima Stilt-Man (ché puoi redimerti per il governo ma non per Frank Castle) e poi il pervertito. Insomma: una finaccia ingrata dopo una carriera ingrata.

 

BONUS!

Lo schema tecnico dell’armatura di Stilt-Man, così se volete diventare dei babbei anche voi potete farvene una in casa, magari per Halloween.


Serie che vieni, Serie che vai #1 – La fine della gestione Remender del Punitore

gennaio 26, 2012

Buongiorno carissimi. Nel periodo natalizio sono stato particolarmente oberato, ma non è che prima e dopo me la passassi meglio. Comunque invece che star qua a campar scuse per il mio lassismo spero sappiate che in questi ultimi mesi tra serie che finiscono, gestioni che iniziano, ristamponi e compagnia bella avrei avuto da parlare su queste pagine per un bel pezzo. E lo faccio ora, a puntate.

Partiamo da un argomento ricorrente, ossia dal Punitore. È finita la run di Remender e la conclusione a cui sono arrivato è una: il buon Frank Castle deve stargli proprio sul cazzo a sto qua. Ma gli vuole male proprio, ma male malissimo.
Perché va benissimo far succedere cose spiacevoli ai nostri eroi per poi vederli battere il cattivone e uscirne a testa alta, ma qua si esagera. E pensare che io trovavo tosta la parte di una storia di Ennis di cui non ricordo il titolo in cui un mafioso piscia sulla tomba dei parenti morti del Punitore.
Qua nell’ordine succedono al buon Frank le seguenti cose:
1- Hood gli riporta in vita moglie e figli e Frank li brucia vivi.
2- Muore ucciso da uno smidollato come Daken.
3- Torna in vita come mostrone.
4- Tornato normale, in quest’ultimo volume, una donna misteriosa ustionata col vestito supersadomaso identico a quello di catwoman spacciata per la moglie di Frank sopravvissuta all’incenerimento di cui al punto 1, prima prova a ucciderlo e poi si fa filmare mentre si fa trombare da Mosaico e un altro tizio di cui ora non ricordo il nome in un threesome da brividoni. Il tutto mostrato allegramente al povero Punitore su megaschermo mentre si trova intrappolato in una cella.
E meno male che finisce qua, sennò che gli facevano a sto poveraccio? Gli ci mancavano giusto i cacciaviti nelle balle e la visione di un’intera puntata di “Uomini e donne” coi vecchi, che ho scoperto che esiste qualche giorno fa e beh, è peggio di un porno amatoriale con due sfigurati e una grande ustionata che credi sia la tua moglie defunta, rediviva e bruciacchiata e un attimo più maiala della donna angelicata che vive nei tuoi ricordi di vigilante sciroccato.

Comunque in via definitiva questo finale di run non è niente male, non divertente come Frankencastle, non ben riuscito come le storie che precedono la morte di Frank, ma comunque un’ottima lettura, e ora aspetto al varco il Punisher di Greg Rucka che a me piace un bel po’ come sceneggiatore e con una serie poliziottesca come “Gotham central” aveva fatto felice il mio cuoricino di lettore.


Io di Frankencastle volevo parlarne male a tutti i costi

ottobre 13, 2010

Ricordate?
Parlandovi del primo volume italiano dedicato al Punitore di Rick Remender ne esaltavo le ottime qualità ma mi preoccupavo per le immagini pubblicitarie di questa svolta orrorifica con Frank Castle trasformato in un novello mostro di Frankenstein.
Ora Frankencastle è uscito anche in Italia e quindi posso dire la mia.

La mia è che per quanto mi sia divertito a leggere queste prime storie io voglio parlarne male.
Partiamo dal presupposto. Qualche anno fa, durante “Civil war” vollero inserire il Punitore in un contesto “in continuity” staccando il personaggio dalla serie max.
Mi andò benissimo, le prime storie in mano alla coppia Fraction/Olivetti erano ottime, e del resto stiamo parlando del duo che ci propone attualmente le bellissime storie mensili di Iron man.
Inserire questo personaggio nell’attuale panorama Marvel tra supersaghe e supereroi diede frutti ancora migliori col passare del tempo, particolarmente con il suddetto arrivo di Rick Remender in piena epoca “Dark reign”.
Mettere Frank Castle davanti al problema dei supertizi fu davvero un’ottima trovata, tra il carisma del personaggio e le potenzialità delle storie, un uomo normale, ma molto addestrato, armato e incazzato che se la vede con mostri e gente con superpoteri era non solo divertente, ma anche propositivo per la continuità stessa, basta pensare all’incontro/scontro tra il Punitore e Capitan America durante Civil war. Per non parlare poi del dare a Frank Castle la possibilità di usare gli arnesi di Henry Pym, altra gran trovata!
Un po’ come piazzare John McClane nel signore del anelli a fare il culo agli orchi, o John Matrix a sparacchiare zombi ne “L’alba dei morti viventi”. A me sarebbe piaciuto.

Detto questo arriva la svolta, l’omicidio di Frank Castle di cui si è già parlato nei commenti a qualche recente articolo.
Daken, il figlio di Wolverine, personaggio utile e simpatico come un maglioncino di quelli che pungono indossato nel deserto a mezzogiorno, ammazza il punitore, anche se quest’ultimo aveva già ricevuto un duro colpo nella storia in cui dava fuoco alla moglie e ai figli appena resuscitati da Hood.
La morte di Castle era una storia coerente, qualcuno nel Dark reign le penne ce le doveva lasciare del resto, e il personaggio arrivava a quel momento dopo alcune ottime storie devastato nello spirito e nella sua folle sete di vendetta che diciamolo, ormai era un po’ stantia per quanto punto essenziale del personaggio.
E ammetto che le ultime frasi dette dal giustiziere col teschio sul petto, antieroe che seguo con affetto da quando ero un ragazzino, mi hanno anche commosso.

Eccoci quindi a Frankencastle, ossia la svolta horror della serie.
Il punitore, fatto a pezzi, viene resuscitato da Morbius per farne una specie di creatura di Frankenstein da mettere a difesa della città dei mostri.

Partiamo da Morbius, mi permetto questa parentesi.
Io a Morbius il vampiro vivente, gli voglio bene. Penso sia stato uno dei primi personaggi Marvel a cui mi sono affezionato da ragazzino, ricordo ancora quando riuscii a recuperare i 6 albetti pubblicati negli anni ’90 dalla Comic art in una fumetteria. Li ho letti e riletti una marea di volte, sgualciti, e ho maledetto più divinità cristiane e non quando smisero di pubblicarlo.
Impazzivo per questo personaggio tormentato, un mostro assetato di sangue che però non aveva perso il suo lato umano e la sua intelligenza, e odiavo l’Uomo ragno per come osteggiava i suoi tentativi di ritornare normale.
Morbius era, almeno negli anni ’90, un personaggio ganzissimo.
Il Morbius che troviamo in Frankencastle invece è un goffo dottorino che non ne azzecca una, e vederlo al suo ritorno su una testata importante ridotto a una macchietta mi ha dato parecchio fastidio.

Ma perché i mostri, con gente come il già citato Morbius o Licantropus, o il prete di fuoco che fa parecchio brutto, han bisogno di Castle per difendersi?
Ma ovvio no? Perché li attaccano i Giapponesi! Un po’ come le balene.
I giapponesi sono scemi, e mentre in America i supereroi si menavano con gente come il Teschio rosso, l’Uomo talpa e Venom, loro avevano il problema dei Godzilla.
Quindi vanno a tirar fuori dal limbo una specie di crucco proto-nazista uomo-macchina che ce l’ha a morte coi mostroni cattivoni e che è stato segregato in questa specie di dimensione parallela mentre combatteva contro Dracula.
Ecco, questa dei giapponesi, per quanto in una storia a fumetti umoristica, volutamente eccessiva, è una cagata pazzesca, senza se e senza ma.
Non si può obbiettare nulla, è una stronzata come raramente ne ho lette, davvero.

Se avete letto fino a qua starete pensando “allora secondo lui Frankencastle è una schifezza e posso lasciarlo sugli scaffali o in edicola”. No.
Frankencastle non è una schifezza, è una storiella, piena di puttanate e con qualche strafalcione, con parti, come quella dei giapponesi, scritte coi piedi, con personaggi snaturati e un nuovo punitore che senza andare a scomodare Ennis mi fa davvero rimpiangere quello degli anni ’90 e le sue storie semplici coi fucili che fanno “buddabuddabudda”, però è anche una storiella divertente, disegnata in maniera divina.
Le pagine di questo volume scorrono a velocità supersonica, e il supercattivo è anche notevole, particolarmente per le sue similitudini con la vecchia guerra di Frank Castle al crimine. Remender ci sa fare, è un coatto con la passione per l’horror, e qua può sbizzarrirsi anche se a volte pigia troppo sull’acceleratore.
Volevo parlarne male a tutti i costi di Frankencastle, un po’ ci sono riuscito, ma non posso negare di essermi divertito a leggere queste pagine e a ritrovarci, anche se fatto a pezzi e ricostruito alla meno peggio, quell’adorabile psicopatico pluriomicida del Punitore. Perché anche se trasformato in mostro Frank Castle è sempre lui. Leggere per credere (anche se il Frankie di Carletto e i mostri è molto meglio).


Dark Reign: Elektra

gennaio 28, 2010

Io non sto seguendo proprio benissimo tutto quello che accade nelle testate regolari Marvel in questo post Secret Invasion. Ho preso giusto il numero 0 di Dark Reign tanto per farmi un’idea e per il resto avanzo in ordine sparso. Eccezione fatta per i Fantastici Quattro di Millar & Hitch (soprattuto per la saga dedicata al Maestro del nostro regante Victor.., che comunque vi consiglio e su cui prima o poi spenderemo due parole) il resto – pur non avendolo letto – mi sembra piuttosto una cazzata e leggerissimamente difficile da seguire. Voglio dire: in edicola e nella mia libreria specializzata (dove uno dei commessi ho scoperto che ha come suoneria del cellullare la sigla di The Big Bang Theory) mi sembra di aver visto almeno 4 quattro 4 Dark Reign n°0. Tutti con copertine differenti e coloratissime e bellissime, ma ormai ho praticamente l’età di Jesus… e non è che posso fami coglionare ancora da effetti speciali poco speciali come questi. Il meglio di Dark Reign – se chiedete a me – lo si sta leggendo sui numerio autoconclusivi, giustamente e coerentemente dedicati agli eroi più ambigui e oscuri della Marvelsfera. Vi avevamo già resi partecipi del nostro entusiasmo nei confronti della mini dedicata al Punitore. Oggi è la volta di Dark Reign: Elektra.

Tutta quella pantomima dell’invasione Skrull ruota attorno alla killer greca e giustamente si è deciso di andare un po’ più a fondo nella sua storia, per capire esattamente cosa sia accaduto (anche perché, diciamocelo, in Secret Invasion c’erano talmente buchi di sceneggiatura e cose irrisolte che manco nell’ultima serie di Lost). Andiamo con ordine e tentiamo di mettere insieme i pezzi. Gli umani hanno appreso dei piani degli invasori proprio grazie alla morte in battaglia della versione Skrull di Elektra. Ora che l’invasione è stata fermata, e che Norman Osborn ha preso il potere e fondato il suo H.AM.M.E.R., la vera Elektra Natchios è rispuntata fuori e non in splendida forma. Tratta in salvo da Iron Man, Elektra si trova in cura in un ospedale. Qui sono in tanti a voler mettere le mani sul suo corpo – e soprattutto sulla sua mente – per dare risposta a una serie di domande non da poco: come ha fatto la nostra a tornare in vita? Quando esattamente Elektra è stata rapita e sostituita dagli Skrull? Da una parte quindi il perfido Osborn e la sua balotta, dall’altra le vittime di un attacco a un elivelivolo S.H.I.E.L.D. da parte dell’assassina di rosso vestito. Il dubbio però è: Quando Elektra ha fatto fuori più di 100 soldati S.H.I.E.L.D. era in sé o era già stata sostituita dagli Skrull? A questo si aggiunge il nuovo Occhio di Falco (il caro e vecchio Bullseye, con cui la nostra ha un bel debito di sangue sul groppone) e Wolverine, anche lui incapace di dire se ha passato del tempo con la vera Elektra o con la sua sostituta aliena. Insomma un gran casino.

Il punto più interessante del volume è ovviamente lo scontro diretto tra Elektra e Bullseye/Occhio di Falco, che a dire il vero si risolve in fretta e furia, ma che comunque – scusate lo scontato gioco di parole – ha qualche freccia al proprio arco. Non vi svelo nulla, ma vi posso dire che il tutto gioca anche su qualche interessante rimando visivo alle famose e vecchie tavole firmata da Miller all’epoca del loro famoso e mortale scontro. Tolto questo episodio, la matita di Clay Mann fa il suo sporco lavoro, ma non regala nessuna emzione particolare. Fa meglio la penna di Zeb Wells che riesce a districare l’intricata materia di cui è fatta la recente storia Marvel e che riesce contemporaneamente a spiegare quasi tutto, ma al tempo stesso far aleggiare quel velo di confusione e dannazione che pesa sulla testa di Elektra. Insomma: niente male. Ah, Norman Osborn comincia ad essere simpaticissimo: tortura, insulta e si comporta come un bullo di periferia pieno di soldi.


Personaggi: Microchip

gennaio 27, 2010

Vi ricordate quelle vecchie puntate dell’A-Team o di Automan dove si cominciava a far vedere che tramite l’internet e l’utilizzo ganzo dei computer si riuscivano a fare delle cose incredibili come incastrare i cattivi? Erano gli albori dell’internet! E ilmondo era pieno di personaggi bizzarri che di lavoro facevano gli hacker. Ecco, questa sera – sempre grazie alla trasmissione dISPENSER che obbliga con la forza il povero operaio dell’entertainment noto come Costantino della Gherardesca a leggere le nostre puntuali schede – scopriamo insieme l’hacker degli hacker. Che uno pensa che siccome sei uno che sta tutto il giorno al compuer non hai degli amici giusti. Invece no! Ah, tra l’altro pare che Costantino della Gherardesca, grazie a queste letture, orasia stato chiamato a vestiri i panni di The Roboz in un ipotetico remake di Riptide. Che bazza!

LINUS LIEBERMAN AKA MICROCHIP


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Solitamente si dice che dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna. Nel mondo dei fumetti, dietro a un grande eroe c’è un piccolo uomo. Solitamente vecchio o grasso. Per esempio il Punitore non sarebbe nessuno senza Linus Lieberman, conosciuto ai più col suo nome di battaglia: Microchip. Linus non ha nessun superpotere: è solo un hacker. Ma è il più bravo di tutti, una vera leggenda della rete. Inevitabilmente la malavita organizzata finisce per richiedere i suoi servizi. Microchip, resosi conto del pericolo, si ritira dal mondo della pirateria informatica e diventa un comunissimo uomo d’affari. Sovrappeso, con pochi capelli e con degli occhiali da vista troppo grossi. Suo nipote però, nel tentativo di diventare famoso come lo zio, finisce nel mirino di personaggi senza scrupoli che lo uccidono. Ignorato dalla polizia corrotta, Microchip decide di tornare in attività come hacker e indagare da solo. Ed è in questo modo che incontra il Punitore, l’unico “dei buoni” che non si fa alcun problema a uccidere chi infrange la legge. I due – dopo aver risolto il caso – decidono di fare squadra. Semplificando: Microchip sfrutta le sue capacità per svolgere delle indagini informatiche e individuare i “cattivi” e il Punitore si occupa del lavoro sporco. Non solo: come un provetto Q per James Bond, Microchip fornisce al suo collega una serie di gadget e armi incredibil per la sua battaglia contro il crimine. Dopo poco tempo, quando il sangue comincia a scorrere a fiumi, Microchip inizia però ad avere qualche problema. Capisce che i criminali si possono fermare senza svuotargli addosso per forza chili e chili di piombo. Questa sua presa di posizione lo porta a criticare apertamente i metodi sbrigativi e violenti del suo socio. Giudicare il Punitore però non è una delle mosse più intelligenti che si possano fare… Microchip, infatti, è morto.

BONUS! Un trailer di un film vecchio e brutto sugli hacker – dal didascalico titolo Hackers – con Angelina Jolie normalmente in carne!