Scappati di casa: la serie tv di “Runaways”

marzo 9, 2018

runaways2Parlando di “Saga” (la splendida epopea fumettistica che a ogni volume migliora) dicevo che era la miglior serie televisiva che avevo mai letto. Il fatto è che i fumetti scritti da Vaughan sembrano sempre perfetti per finire in questa veste, del resto il nostro ha scritto alcuni dei migliori episodi di Lost.

Per questo quando ho letto che Hulu stava preparando una serie tv dedicata ai Runaways ero parecchio curioso di vedere cosa ne sarebbe uscito, peccato che la serie sia abbastanza un fiasco.

“Runaways” racconta di un gruppo di pischelli di Los Angeles che scoprono per puro caso che i loro genitori, tutti ricchissimi o comunque affermati, sono dei gran fetentoni che ammazzano ragazzine adolescenti, e allo stesso tempo alcuni di loro scoprono di avere superpoteri.  I giovini scappano di casa e iniziano un difficile scontro con i loro cattivissimi parenti.

Il soggetto in pratica è perfetto per una serie tv teen dalle tinte sovrannaturali, peccato che la messa in scena è poverissima, gli effetti speciali sono una schifezza, gli attori sono cani senza possibilità di scampo (per quanto somigliantissimi alle loro controparti fumettistiche, e nonostante rivedere James Marsters, lo Spike di Buffy, su schermo sia sempre un piacere), e arrivato alla quarta puntata ne ho abbastanza di tutta questa valanga di noia.

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Il problema fondamentale è che lo spunto più gustoso della storia, ossia il ragazzino che scopre di punto in bianco che i suoi genitori, fino a quel momento i punti cardine della sua vita, sono in realtà degli assassini senza scrupoli, e tutto il dramma emotivo che da questo nasce nella serie televisiva è trattato con una pochezza allucinante, sacrificando la storia con una narrazione frammentaria e confusionaria totalmente incapace di appassionare lo spettatore e di sfruttare tutte le possibile ganzate che il soggetto della serie permetterebbe.

Incredibile a dirsi quindi, ma “Runaways” riesce ad essere una porcheria, nonostante ci sia un velociraptor.


(It’s so nice to be) Happy!

febbraio 6, 2018

happy1Guardando la prima puntata di “Happy!”, la serie tv tratta dal fumetto di Grant Morrison e Darick Robertson, sono stato colto da un fortissimo senso di deja vu. Per quanto già presente nel racconto disegnato la scena della fuga dall’ospedale del protagonista, violentissima e esilarante, mi ha riportato alla mente per messa in scena e furiosità dell’azione i migliori momenti di quel capolavoro di “Crank”. Poi finita la visione e traboccante di presobenismo sono andato a vedere chi era il regista dell’episodio e tutto è stato chiarissimo.

“Happy!” infatti è sceneggiata e diretta da Mr.Brian Taylor, una delle due menti dietro a quelle due meraviglie cinematografiche di “Crank” e “Crank High voltage”. Certo, il nostro dopo quell’esordio col botto insieme al socio Mark Neveldine non ne aveva più presa una tra la sceneggiatura di quell’abominio di “Johna Hex” e quella cagata con “Ghost Rider Spirito di vendetta”, ma qua , rimasto solo soletto dopo lo scioglimento del dinamico duo, torna al suo campo di battaglia preferito e si fa perdonare gli ultimi anni di continui passi falsi: protagonista tostissimo, sparatorie a raffica, botte da orbi, un pizzico di psichedelia, quel giusto umorismo nero abbastanza malsano e tanta, tantissima velocità.

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Del fumetto da cui è tratta questa serie tv ne avevamo parlato qualche anno fa, e ci era piaciuto tantissimo. Morrison creava il più classico degli eroi action alla Shane Black: Nick Sax è un ex-sbirro fallito dedito al peggior alcolismo possibile e con dei seri problemi cardiaci che per campare ammazza gente a pagamento, ed è pure superbravo a farlo. Casualmente il nostro si trova a dover da una parte far fronte a sicari mafiosi molto incazzati che diventano carne da cannone con cui divertirci con la sua bravura a uccidere la gente in modi bizzarri, dall’altro a dover cercare una bambina rapita da un inquietantissimo santa claus, e infatti l’altra caratteristica che fa pensare nuovamente alle opere di Black è la bellissima ambientazione natalizia del tutto, vero e proprio punto di forza della serie tra bambini legati con lucine per l’albero accese e canzoncine a fare da accompagnamento a esplosioni di folle violenza (poi oh, è cosa nota che io con certe atmosfere ci vado in brodo di giuggiole). A spalleggiare Nick nella sua avventura è Happy, un cavalluccio azzurro volante amico immaginario della bimba rapita che solo lui può vedere e sentire.

La serie riprende paro paro la storia fumettistica, ma dove la scrittura di Morrison e il disegno di Robertson erano sempre volti al cupo pur trattandosi di uno di quegli esempi in cui lo sceneggiatore inglese vince tutto proponendo una storia semplice invece delle sue note supercazzole, Taylor crea un mondo violento e colorato, dove il sangue dipinge capolavori e i pugni compongono sinfonie, ma più che altro facendo una cosa rarissima e splendida per una serie televisiva: va praticamente sempre a tavoletta.

 

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art attack

A fare di “Happy!” il miglior prodotto seriale degli ultimi tempi è anche un mastodontico Christopher Meloni che al suo primo personaggio in cui gli è permessa ogni gigioneggiata ci regala un Nick Sax superlativo. Nonostante l’ottimo maniaco interpretato in “Oz” e il ruolo da protagonista in una delle millemila serie di “Law and order” o in una classica sit-com riempi-palinsesto, con “Happy!” esplode in una performance da vero attorone. Meloni è divertente nei momenti gonzi, convince quando c’è da sparare o menare le mani e commuove nei momenti in cui mette in scena l’animo tormentato del detective e uomo alla deriva.

A venire gestito benissimo è anche il personaggio Happy, forte anche di una cgi impeccabile. Il cavallino della fantasia riesce a non essere mai irritante o fuori luogo, e quando accetta la realtà degli adulti e l’esistenza della cattiveria nel mondo tirando fuori gli attributi come nell’esilarante citazione tarantiniana dell’ultimo episodio è uno spasso. La sua crescita durante la storia è un’altra partita vinta totalmente da Taylor.

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ohohoh

Fantastici anche i numerosi antagonisti, tutti sopra le righe ma perfetti nell’economia della storia e portati sullo schermo da un cast in stato di grazia, a partire dallo sclerotico capomafia interpretato da un superlativo Ritchie Coster fino all’inquietante sicario Smoothy affidato a Patrick Fischler.

Non solo “Happy!” è una delle migliori trasposizioni fumettistiche che mi sia mai capitato di vedere, ma è anche la serie tv che più mi ha entusiasmato negli ultimi tempi, nonché il ritorno di Brian Taylor a qualcosa di grandioso. Non ho ancora visto “Mom and dad” ma da fonti autorevoli non è quella riscossa del regista che invece riesce totalmente con questa serie televisiva, sia nella messa in scena della storia con alcune sequenze da antologia come la partita a poker, la già citata fuga dall’ospedale o la rissa coi cinesi, sia nei veri e propri colpi di genio come la visione delirante ambientata al Jerry Springer Show, il reality tipo Jersey Shore sulle milfone italoamericane in odor di malavita o il trucidassimo video musicale natalizio che apre il settimo episodio.

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il ritratto della felicità

Lo dico? Si dai.

CAPOLAVORO!


Letture di un futuro passato #2 – Daredevil – L’uomo senza paura

ottobre 15, 2015

image_gallerySe la prima volta ho tirato fuori qualcosa di particolare, questa volta scrivo al volo consigliando un capolavoro che mi sento come se stessi consigliando di bere a qualcuno che ha sete.

Cogliendo la palla al balzo dell’arrivo di Netflix in Italia con conseguente sbarco della prima bellissima stagione della serie tv dedicata a Devil, la Panini pensa bene, anzi benissimo, di riproporre in versione strafiga alcune delle migliori storie del diavolo rosso.

Si inizia con la mini di cui la prima stagione della serie televisiva è più debitrice: L’uomo senza paura, sorta di Devil anno uno scritto da un Frank Miller in bollissima e disegnato dal Romita Jr degli anni ’90, ossia il miglior Romita Jr. Non penso ci sia bisogno di tirarla per le lunghe, è una delle storie più famose dedicate a Matt Murdock, un gioiello come tutta la gestione Miller del personaggio che lascia senza respiro dalla prima all’ultima pagina.

Se non l’avete mai letto ora potete farlo, se lo volete da mettere in bella vista in libreria in una nuova edizione che rende ben giustizia all’immenso valore di questa storia potete fare anche questo.


Ho paura di Constantine

giugno 3, 2014

L’odio per il film con Keanu è così forte che non voglio nemmeno pensarci.

Stamattina ho visto questo:

 

sembra meglio, ma un bastardone ancora troppo pulitino, qualche scena di troppo… boh, temo ennesima delusione sul tema, e mi sembra strano non avere una scimmia pazzesca per una nuova serie dedicata a uno dei miei personaggi preferiti.

 

Voi?


Vorrei ricordare l’autunno 2013 come la stagione delle scimmie megagalattiche

novembre 11, 2013

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Non bastava il trailer del nuovo film di Capitan America a creare un hype mostruoso, così come non bastava neanche quello del ritorno di Singer a dirigere un film degli x-men che dovrebbe prendere le fila da una delle storie mutanti più belle della gestione Claremont, arriva infatti ad aumentare le aspettative di questo autunno un annuncio a dir poco pazzesco.

Partiamo da un presupposto. Quali sono le serie degli ultimi anni che più mi sono piaciute? Che più mi hanno appassionato facendomi attendere con ansia ogni nuova uscita?

Prima tra tutte la gestione Brubaker di Cap, che come abbiamo visto potrebbe (perché in questi casi i condizionali sono d’obbligo) incidere pesantemente sulla già citata nuova pellicola dedicata a Steve Rogers.

Poi il Devil di Waid, che a ogni uscita è sempre una più perfetta unione di azione, momenti scanzonati e trovate ad orologeria che tengono il lettore appeso al filo della narrazione col fiato sospeso praticamente ad ogni pagina.

Andando indietro di qualche anno c’è poi la serie dedicata a Iron Fist, di cui si queste pagine si è spesso parlato e non solo per la presenza del sempre mitico Fratello Cane n.1 (NUMERO UNOOOOOO!!! Giusto così per ricordarcelo).

Ora, qualche giorno fa, è stato annunciato che la Marvel ha in cantiere non una, non due, non tre, non quattro, ma bensì cinque serie che se ci penso la mia reazione è praticamente questa:

 

Perché le quattro serie tv saranno dedicate a:

1-      Devil (vedi sopra per commento, uno dei miei super preferiti che per ora appare solo in film che è vomito su pellicola di cui non voglio ricordare neanche un frame);

2-      Iron Fist (vedi sopra e le botte singori, le botte!!!);

3-      Luke Cage (che è oltremodo ganzo da sempre);

4-      Jessica Jones (che “Alias” anche se scritta da Bendis era una serie splendida);

5-      Una serie contenitore che unirà questi quattro sotto il nome di Defenders.

Il tutto dovrebbe arrivare nel 2015, e io ho già preparato una specie di calendario dell’avvento che qua non si vede l’ora di avere tutto sto ben di dio davanti agli occhi. Daje!!!


La serie tv dello S.H.I.E.L.D., fra le sue ombre e le sue luci

ottobre 25, 2013

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Quando ho visto le prime immagini della Serie tv dedicata allo S.h.i.e.l.d. ho sbavato copiosamente. Voi?

Poi sinceramente me ne ero dimenticato totalmente fino all’inizio della prima stagione un mesetto fa. Al che la futta di vedere cosa s’erano inventati diventava immensa.

Dopo un paio di episodi diciamo che mi sento di dirne qualcosa, anche se sotto due diversi aspetti.

Il primo è il me stesso lettore-di-fumetti che sperava una sola cosa: Una serie televisiva che partendo dall’enorme successo del cinemondo marvel raccontasse in maniera ganza le storie di una squadra di agenti cazzuti dello S.h.i.e.l.d. guidata dall’agente Coulson sfruttando la miriade di supereroi e supercattivi minori dell’universo Marvel che mai avranno un ruolo attivo, anche solo da comparsa, in qualche film.

Sotto questo aspetto, diciamolo subito, per ora questa serie tv fallisce miseramente, ma nella maniera più miseranda possibile. A parte qualche sporadico accenno le storie di “Marvel’s Agents of S.h.i.e.l.d.” (per ora) sono legate all’universo Marvel quanto “Guerre stellari” è legato a una puntata de “La prova del cuoco”.

La serie infatti parla di come l’agente Coulson redivivo crea una squadra di agenti stereotipati per fare delle normalissime missioni di spionaggio abbastanza sciapite (per essere ambientate in un universo dalle infinite possibilità). Il tutto con pochissimo sense of wonder, che è la prima cosa che cerco nelle produzioni cinematografiche marveliane.

il cast mentre guarda il triler di "capitan america winter soldier"

il cast mentre guarda il trailer di “capitan america winter soldier”

Detto questo però penso alla serie come se non fossi un lettore-di-fumetti e ci trovo subito un altro difetto, ossia i suoi protagonisti, che a parte l’agente Coulson (sulla cui resurrezione pende l’unico vero e proprio “mistero misterioso” interessante della serie) e la tizia asiatica che è ganza, si riducono al classico agente cazzuto ma dal cuore tenere e altamente tontolone, i due nerdacchioni da manuale e la tizia che anche se è gnocca è tipo una hacker fortissima e non si sa mai se sta coi buoni o coi cattivi. Personaggi che quando non sono insulsi riescono ad essere simpatici ed empatici come della marmellata tra le lenzuola.

 

Ma sapete una cosa? Nonostante tutti questi problemi io con queste prime puntate di “Marvel’s Agents of S.h.i.e.l.d.” mi sto divertendo, e anche tanto.

La prima puntata, l’unica totalmente in mano al genietto Josh Whedon e ai parenti suoi è l’inizio a cannone, tra nerdismo e velocità. Diciamo che ha ripagato tutte le aspettative e ne ha aggiunte a dismisura.

Le puntate successive si staccano, come già detto, dal concetto di “serie

"certo che il nuovo cap sembra una bombissima. perchè a noi di sta roba non è toccato nulla?"

“certo che il nuovo cap sembra una bombissima. perchè a noi di sta roba non è toccato nulla?”

legata a un universo a fumetti che ha alle spalle parecchie decadi di storia e storie e un esercito di fanboys sfegatati” per prendere la direzione della serie action-spionaggio con qualche tocco di fantascienza che sta facendo storcere il naso a molti (aggiunta a una cosa che a me interessa veramente poco che è la bassa presenza di elementi di continuity tra le puntate), ma che io per ora sto trovando assolutamente divertente. Per questo continuerò a seguire “Marvel’s Agents of S.h.i.e.l.d.”, e la speranza di trovarci entro breve un uso più furbo e accattivante di tutto il materiale che hanno in mano la mantengo.

 

Detto questo poi, sinceramente mi frega poco di cosa guardo in tv. Tra meno di un mese uscirà il nuovo film dedicato a Thor e oggi hanno rilasciato il trailer di “Capitan America – Winter soldier” che da queste prime immagini sembra una bombissima esagerata, sperando che l’idea di aver sfruttato più che decentemente uno dei migliori capitoli delle storie di Cap non sia solo una mera illusione.


Wonder Woman 500 a notte

marzo 19, 2011
su, dai, facciamo in fretta

Non è una squillo di lusso che fa i giochini di ruolo per un piccolo extra, giuro.
E’ il vero-verissimo costume indossato dalla vero-verissima attrice che interpreterà Wonder Woman nella serie che andrà in onda sulla NBC. 

E si, perchè ci sarà una serie su Wonder Woman. Posso dirvi che mai la vedrò, ve l’assicuro. Proprio non ne sento l’esigenza. Però, posso anche dirvi che la bella figliola qui sopra si chiama Adrianne Palicki e che faceva Friday Night Lights. Non si sa altro. Ma chi davvero vuole saperne qualcosa?

Se c’è qualcuno che per davvero è in ansia per la serie su Wonder Woman, o che è anche solo lontanamente interessato, mi deve scusare, ma dai..oh..