Vendicatori: La corona del Serpente

marzo 16, 2012

Non ci speravamo più. Marvel Gold finalmente ha cambiato veste grafica abbandonando quella look da menù del take-away fatto con Photoshop 4. Ora sfoggia una sobria veste bianca e l’aspetto di una collana di storie di qualità adesso è decisamente più consono. Bravi!

I contenuti sono all’interno graficamente allineati col restyle e gli interventi redazionali sono concisi ma efficaci.

La serie di storie qui presentata appartiene al ciclo roboante di fine-gestione di Steve Englehart, che agli Avengers diede tantissimo e in cui prima di congedarsi dai lettori decise di mettere in scena una sarabanda di eventi nello spazio e nel tempo tra Vendicatori e Kang il Conquistatore,  coinvolgendo quanti più personaggi potesse!

Oltre ai Vendicatori appaiono infatti lo Squadroe Supremo, lo Squadrone Sinistro, La Bestia, Immortus, direttamente dagli anni ’50 Rawhide Kid, Kid Colt, Phantom Rider e persino l’eroina dei fumetti rosa degli anni ’40 Patsy Walker che qui apparirà in veste di rompiscatole di Hank McCoy finendo nei guai assieme ai Vendicatori e vestendo per la prima volta i panni di Hellcat e tanti altri piccoli camei di personaggi più  meno noti.

Insomma: una sarabanda di eventi tra l’eroico e il farsesco (Thor vestito da gentiluomo del west vale da solo l’acquisto) in una miniserie ad alto intrattenimento che all’epoca fu sicuramente spiazzante e ancora oggi riesce a divertire seppur con le sue forzature che oggi appaiono magari un po’ ingenue ma che sono uno dei motivi per cui adoriamo i vecchi classici, no? Si, dai.

Ai disegni un giovanissimo George Perez già in forma ma che di li a poco sarebbe entrato nell’Olimpo degli autori più importanti della sua generazione.

Per quanto mi riguarda, come praticamente sempre quando si parla di Marvel Gold, acquisto consigliato se amate il buon fumetto supereroistico di una volta.

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Consigli per gli acquisti: L’ Impero Segreto

luglio 10, 2009

Dietro la consueta pessima veste grafica tipica della Marvel Italia (tenere le copertine originali no eh), è arrivato sugli scaffali delle nostre fumetterie “Capitan America:L’impero Segreto” storia che all’epoca segnò una svolta per Capitan America che con essa si incanalava in quel bel periodo di “presa di coscienza” del comicdom americano.

Quegli anni ’70 che squarciarono il sogno degli anni ”60, questionavano le autorità, ruggivano nelle strade con rivolte e alla radio con l’hard rock… E nel loro piccolo sbraitavano anche nei fumetti, genere fino ad a quel momento solo per ragazzi e con poche pretese di attualità.

Così come il Lanterna Verde & Freccia Verde di O Neill e Adams dallo sbirro interstellare che era ci restituiva un Hal Jordan uomo della Terra che viveva le contraddizioni e i tribolamenti della sua epoca attraverso un pellegrinaggio quasi hippie attraverso l’America degli ultimi e dei reietti, così come la saga delle droghe o le rivolte degli studenti neri al campus o la morte di Gwen Stacy nell’  l’Uomo ragno di Conway e Romita sancivano la fine di un epoca per Peter Parker o ancora come la criminalità cruda e realistica riempiva di lividi un Batman mai così cupo e stradaiolo, così arrivò il momento di dare una scossa anche a Cap, uno dei più vecchi boyscout dei fumetti (a Superman l’avrebbe data una decina di anni dopo Byrne con il suo immneso Man of Steel). Quel Capitan America che suonava così retorico e fuori luogo in un periodo in cui il paese si stava facendo un grosso esame di coscienza nelle strade, in politica interna, in Vietnam, ruppe l’innocenza e divenne Nomad.

Ci pensarono Englehart, Friedrich e Buscema nel 1974 con la saga The Secret Empire, ripubblicata (dopo un referendum) per l’appunto dalla Marvel Italia in una fiammante versione ricolorata e corretta. La saga punta in alto: mette in discussione il potere mediatico negli Stati Uniti, cita il Watergate, confuta lo Stato facendolo apparire manovrato da potenze golpiste\massoniche che si muovono nell’ombra… Il primo accusatore dell’America è il suo primo paladino, costretto a difendersi aiutato da Falcon da una caccia all’uomo ingiusta al termine della quale decide di smettere i panni del vendicatore a stelle e strisce perchè disgustato dal paese che stava servendo diventando Nomad (identità in seguito ripresa dalla vecchia spalla Bucky) e coadiuvato sempre da Falcon si creò un team-up multirazziale ed eversivo.

Dopo qualche numero Rogers tornò Capitan America perchè lui rappresenta il Sogno non lo Stato, perchè come gli MC5 insegnavano si può celebrare l’America senza appoggiarne il governo. Siamo sempre nell’ambito di una saga per ragazzi sia chiaro , ma in sottofondo il tema proposto è pesantuccio per il 1974 e per un personaggio così istituzionale. Il buon Cap tirerà di poi nuovo fuori le palle osteggiando il governo sul censimento delle identità segrete dei supereroi all’inizio di Civil War, ma oggi è più facile scrivere storie così.

Graficamente Sal Buscema fa il suo lavoro come sempre, non svetta per qualità grafica e drammaticità come un Neal Adams questo è certo ma in questo caso è più importante la storia. Anzi, proprio l’idea stessa di fare una storia così e diffonderla presso i ragazzi.

Quello dei ’70 è stato il decennio più lungo e intenso del secolo scorso e anche i fumetti, nel loro piccolo, cambiarono per sempre. Comperatene un pezzetto con questo volume e già che ci siete, se non l’avete fatto, comperatevi anche le succitate altre saghe degli anni ’70.

It’s time to testify brothers and sisters!

Excelsior.