E allora diciamo qualcosa anche noialtri su “Lo chiamavano Jeeg robot”

marzo 9, 2016

lo-chiamavano-jeeg-robot_notiziaHo qualche difficoltà a scrivere su “Lo chiamavano Jeeg robot” senza dire nulla che non sia già stato detto, ma allo stesso tempo mi sembra giusto dedicare qualche riga al film di Mainetti anche su queste pagine.

Il film è indubbiamente bello, recitato bene, diretto bene, paraculo il giusto, e vince alla grande la sfida senza nascondersi dietro alla scarsità di mezzi. Per chi vivesse su marte è la prima pellicola italiana a parlare di supereroi e superpoteri senza prendersi meritati vagoni di pernacchie, riuscendo invece a uscire nei cinema solida e convincente e beccandosi valanghe di apprezzamenti su tutto l’internet e non solo.

Una delle mie battute preferite con cui frantumo le palle a amici e conoscenti da molti anni è “se fai questo diventi un xmen”, tipo “se ceni nel ristorante tale mangi di merda, ma magari diventi un xmen”, “se fai il bagno alla foce dello Sturla diventi un xmen” e simili (riderissimo), e può darsi che Mainetti stava girando per Roma e qualcuno che conosce la mia stessa orribile battuta ciclica ha detto “aò fa n’ cardo che me butterei ner Tevere ma se lo faccio divento un xmen”* e lui ha pensato figo, adesso ci faccio un film. “Lo chiamavano Jeeg robot” infatti è la storia di un ladruncolo di Tor della Monaca che si fa un bagno fuori programma nel fiume capitolino e gli vengono i poteri. Il resto è un ottimo gangster movie violento e coatto come li sappiamo fare noi ma con di mezzo superforza e compagnia bella.

Sta di fatto che abbiamo finalmente il primo film di supereroi mangiaspaghetti che se incontri uno straniero non ti vergogni, e tutti sono contenti e tutto è bellissimo, e anche io approvo totalmente e consiglio di prendere parte alla visione di questa cosa meravigliosa.

*non so parlare romanesco, figurarsi scriverlo. Anzi apro una parentesi per dire che io odio con tutto me stesso i film segnati dall’eccessivo uso del dialetto. Io non so il dialetto, nemmeno quello della mia città, figurarsi quello di Roma, Napoli o Isernia, quindi non ci capisco un cazzo se fate il film in dialetto stretto. In questo film non è così estremo, ma sta cosa mi ha sempre fatto girare i coglioni e ci tenevo a dirla.