Letture da ombrellone #3: Passano gli anni, i mesi e se li conti anche i minuti, ed ecco che esce il finale di “The Twelve”

settembre 26, 2012

Vi ricordate di “The twelve”? Ve ne avevamo parlato su queste pagine. Si tratta di una serie splendida di Straczynski uscita un bel po’ di anni fa che raccontava di dodici supereroi della golden age che si ritrovavano nel mondo di oggi.
Io me la ricordavo, però me la son dovuta rileggere dato che per dare un finale alla storia abbiamo dovuto aspettare fino a quest’estate. Vi assicuro però che non è stato assolutamente un peso, il tono malinconico e aspro di quei primi sei episodi non perde neanche alle letture successive il suo smalto.

Ahimè lo splendore di quella prima parte si va un po’ a perdere in questa conclusione che porta la storia verso un’atmosfera alla Agatha Christie in cui quelli ancora vivi fra i dodici supertizi rimasti si chiudono in una stanza finchè non esce chi di loro ha fatto lo stronzo andando in giro a scannare gente con tanto di spiegone finale.
A questo vanno ad aggiungersi alcune storie/genesi di personaggi rimaste in sospeso dal primo volume e liquidate in quattro e quattrotto con quattro belinate a caso. So benissimo che erano ininfluenti rispetto alla trama centrale di quello che è un raro esempio di fumetto corale ben riuscito, ma la storia della prima vedova nera e ancora di più del tizio fiammeggiante sono delle vere e proprie cialtronate.

Nonostante ciò questo volume è ben lontano dal far cagare. Pur perdendo un po’ di quella algida e cinica mestizia con cui Stracoso aveva presentato i vari personaggi nel primo volume, il finale di “The twelve” è libero dal maccccosa, particolarmente considerando che per quanto spesso sia ricoperto di incensi e allori quest’uomo è l’artefice della strada che ha portato spiderman verso one more day, e una storia come “The other” con tutte quelle puttanate sul totem ragnesco è una delle peggiori porcherie lette nel nuovo secolo.

Dopo tutti questi anni d’attesa magari era normale aspettarsi qualcosa di più per chiudere una miniserie iniziata, sviluppata e scritta così bene, ma comunque non ci si incazza, ed è già un risultato mica da ridere in tempi come questi.


Consigli per gli aquisti: The Twelve

ottobre 14, 2009

uscitotwelve

Immaginate New York nel 1939. Vi do anche un indirizzo preciso: il 330 di West 42nd Street, al McGraw-Hill Building. È qui che grazie all’estro di Martin Goodman, nacque la Timely Comics che, dopo aver cambiato il nome in Atlas Comics, diventerà la Marvel Comics. Ed è sempre qui che presero forma personaggi a noi cari come La Torcia Umana o Namor e più avanti Capitan America e ancora tutta una serie di nomi che è inutile che io stai qui ad elencare… Ma non è che tutto è andato subito per il verso giusto… Sempre in quel posto e in quel momento, sempre tra quelle mure, presero vita anche tanti altri personaggi che per un motivo o per l’altro non ci sono familiari come quelli appena citati. Qualche nome? Rockman, Il Testimone, Dynamic Man, Excello, L’Uomo che Ride… Vi dicono niente? Probabilmente no. Questo perché non hanno incontrato il favore del pubblico. Perché di fronte a un uomo che può andare a fuoco, uno senza alcun poter specifico con l’aggravante di essere conciato come un Errol Flynn degli strapoveri non ci fa una bella figura… Insomma, chi avremmo dovuto scegliere? E quindi, dopo qualche numero, dopo qualche inutile scorribanda sulle pagine di quei primi fumetti, la loro storia sembrava già conclusa. Per loro era già arrivato il tempo della pensione. Ma i veri eroi – lo spapete meglio di me – non smettono mai di lottare.

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Ed è proprio grazie a uno sceneggiatore “a rischio” come J.M. Straczynski (gli perdoneremo mai Soltanto Un Altro Giorno? Su ragazzi, la risposta è semplice… ripetiamola insieme: NO!) che questi eroi sono tornati a vivere. L’espediente narrativo alla base di The Twelve è dei più semplici. Mercoledì 25 aprile 1945 a Berlino, mentre Cap e altri mettevano la parola fine alla Seconda Guerra Mondiale, dodici uomini mascherati entravano nella base delle S.S. Quello che poteva essere il loro giorno di gloria, si trasforma nel loro ultimo giorno: vengono imprigionati e ibernati dai Nazi che li vogliono vivisezionare e studiare al fine di creare il vero superuomo. Fortunatamente le cose non sono andate per il verso giusto per i tedeschi e quella sporca dozzina è rimasta dimenticata in quel sonno criogenico fino ad oggi. Fino a quando per caso, una ruspa non sfonda un muro di un vecchio scantinato e… i Dodici, The Twelve, tornano in vita dopo più di 60 anni.

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E come si può trovare un eroe nato alla fine degli anni ’30 nel 2008? Beh, non è difficile da immaginare: un po’ spaesato. Le cose sono cambiate. Noi lo sappiamo bene: è anni che sbandieriamo ai nostri amici e parenti più stretti che ancora ci guardano con sospetto, che il fumetto supereroistico si è fratto più maturo. È ormai da una vita che quell’ingenuità iniziale è scomparsa per lasciare spazio a quelle zone grigie nelle quali i nostri beniamini si trovano spesso a dover affrontare problemi ben più gravi della “cara e vecchia” rapina a mano armata. Bisogna fare i conti con un mondo in cui i valori sono cambiati. Se prima bastava dire “patriottismo” per andare sul sicuro, oggi le cose semplicemente non stanno più così. E in più… 60 anni sono 60 anni. Se prima di essere surgelati avevate un pargolo di 8 anni, oggi quel pargolo è più vecchio di voi. Probabilmente la vostra mogliettina è finita sottoterra e se vi dicessero che nello studio ovale oggi è seduto un afroamericano… Beh, insomma, immagino di aver reso l’idea. The Twelve è un fumetto di una tristezza lancinante che continua ad alternare – in una serie di flashback (quasi) mai banali – un presente grigio e senza speranza ad un passato solare, in cui tutto sembrava possibile. Questi sessant’anni sono stati devastanti per tu03tti. L’unica soluzione è quella di non guardarsi né indietro né avanti, e continuare a fare quello che si sa fare meglio senza capirne bene il significato. Si va avanti a testa bassa senza farsi domande… Chiunque invece si fermi anche solo un secondo per ragionare e fare i conti con ciò che si era e ciò che si è poi diventati, è destinato a scoprire che la prima cosa ad andarsene con il tempo è l’innocenza… E, contro ogni aspettativa, Straczynski non si lascia prendere la mano da questi perdenti e, invece di farli diventare degli adorabili rincoglioniti (come va di moda ultimamente a Hollywood. pensate a The Wrestler, Anvil: The Story of Anvil, Best Worst Movie… siamo circondati da lovely losers…), ne fa un ritratto spietato e tutt’altro che conciliante. Ai disegni Chris Weston che riesce, col suo tratto volutamente anacronistico, a rendere al meglio questo senso di nostalgia. Insomma: acquisto consigliatissimo.