Compagno Jack Cross a rapporto

febbraio 11, 2014

jack_crossQualche tempo fa discorrevo su queste pagine di come alcuni grandi autori sfornino lavori a ciclo continuo con risultati spesso altalenanti, ma mi dimenticavo (forse, non so, non ho voglia di andarmi a rileggere i miei deliri di qualche mese o anno fa) che ci sono casi in cui arrivati alla fine di queste storie la prima impressione è sempre “Ma perché cazzo non ne hanno fatto una serie più lunga? Pagherei parecchio per leggere ogni mese nuove avventure di questo tizio!”.

Con “Jack Cross” del sempre prolifico Warren Ellis questa domanda mi è sorta forse ancora più forte che in altre occasioni.

In pratica il volume parla di questo tizio che è tipo un agente segreto megacazzuto freelance che deve sventare un bel casino interno alla sicurezza nazionale americana, farcendo il tutto ben bene di critica alla gestione del casino terroristico post-11 settembre. Che detta così sembra un po’ una roba già vista e rivista, ma il buon Warren Ellis crea un personaggio che sembra un mix tra Jack Bauer e la parte più politica e piacevolmente di sinistra di Spider Jerusalem che funziona alla stragrande, anche grazie alla trama che viaggia su binari dalla velocità scellerata.

A far spiccare “Jack Cross” nella moltitudine di miniserie scritte da Ellis è la capacità di unire le caratteristiche migliori delle opere di questo sceneggiatore esattamente nel suo protagonista: un tizio tosto che più tosto non si può capace di compiere atti di violenza estremi per il bene degli abitanti del suo paese, ma sempre con il pensiero al buon vecchio “mondo migliore”, e la lettura diventa entusiasmante.

Ennesima ottima prova di un grandissimo autore, ed ennesimo personaggio se non memorabile sicuramente perfettamente riuscito per una lettura da lunedì sera perfetta, e che ben si presterebbe a essere replicata.

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Letture da ombrellone #2 – L’annosa questione dell’opera minore

settembre 26, 2012

Quoto un mio commento al post che ho scritto qualche mese fa su “Superior” (che ho finito di leggere e anche senza essere una pietra miliare della storia del fumetto m’è garbato) per lanciare l’argomento del giorno:

“Eccallà. questo è un punto su cui vorrei arrivare e su cui medito da qualche giorno di scrivere qualcosa.
ci sono fior di autoroni che producono a manetta, spesso cose medie, a volte ciofeche e così via.
penso poi che stia ai singoli lettori apprezzarne alcune a scapito di altre.
stando su millar magari a chi è piaciuto kick ass ha fatto cagarissimo superior.
o andando su ennis qualcuno può aver adorato pro o crossed e disprazzato wormwood o viceversa.”

Con molti sceneggiatori di fumetti viene sempre immediato il collegamento mentale con le loro opere più famose.
Dici Alan Moore e pensi a Watchmen, V for Vendetta, From Hell, con Grant Morrison penso subito a Invisibles o alle sue storie di Batman, Gaiman va a braccetto con Sandman.
Eppure di questi autoroni ci sono una miriade di storie più o meno minori di cui ultimamente si riempiono gli scaffali, e che grazie a qualche acquisto e al banco dell’usato della fumetterie ultimamente ho letto qualche esempio.

Uno dei re delle storie “minori” è Warren Ellis, che particolarmente per la Avatar dà libero sfogo a tutte le sue idee. Tra queste m’è capitato tra le mani “Capitan Swing e i pirati elettrici dell’isola delle braci”, la storia di un tizio che nel 1800 ha degli stivali e altri gadget elettrici che usa per combattere il potere coinvolgendo un gruppo di rivoltosi nella sua lotta. Nella sua leggerezza come spunto non sarebbe nemmeno malvagio, ma lo sviluppo sta a zero. Non che io impazzisca per comprarmi una marea di volumi per leggere una storia, sono ben contento quando il tutto si apre, si svolge e si chiude nel giro di un volume, ma almeno che in quel volume succeda qualcosa per appassionarmi che vada al di là di una stereotipata manfrina rivoluzionaria.
Capita quindi anche ai migliori nell’entusiasmo della miriade di idee che gli girano per la testa di tirare fuori storie incomplete o semplicemente brutte.

Sempre in casa Avatar che dando carta bianca a grandi nomi del fumetti li ha portati anche a pubblicare storie più che trascurabili, troviamo un altro prolificone come Garth Ennis e il suo “Wormwood”, il cui protagonista è uno yuppizzato anticristo che fa tutte le cosacce scorrette che piacciono a Ennis nei fumetti e simili. Alcune trovate son carine, come il Gesù nero e lobotomizzato, così come buone sono parecchie battute a sfondo religioso, ma paragonato a un’opera con un soggetto simile come “Chosen”, scritto da Mark Millar quando era agli inizi o alle meraviglie scritte dallo stesso Ennis con una serie a sfondo religioso come “Preacher”, “Wormwood” pare più una storia raffazzonata usata come pretesto per inserirci dentro una marea di (belle) gag di pessimo gusto in puro stile Garth Ennis. L’ho letto qualche mese fa e se mi chiedete cosa ricordo rispondo il papa che fa le peggio zozzate con le suore e non la storia principale sulla fine del mondo.

Però, proprio come Millar in “Chosen” (che se non si fosse capito per me è splendido), il buon Garth riesce a concretizzare la storia breve. Ne è ottimo esempio “Pride and Joy”, thriller di vendetta e amore paterno che non sarà un capolavorone, ma che è scritto un gran bene, ha i marchi di fabbrica dell’autore (personaggi forti, ricordi di guerra…) e si legge che è un piacere.


Transmetropolitan, una gonzata per ogni gonzo che si rispetti

febbraio 26, 2012

Ho sempre avuto un debole per il termine gonzo, sarà per il personaggio dei muppets, sarà per il suono, sarà perché dire “gonzata” m’è sempre piaciuto. Quando sentii nominare per la prima volta il “gonzo-journalism” di Hunter Thompson quindi non potei fare a meno di esplorare l’opera del giornalista noto per “Paura e disgusto a Las Vegas”.

Anche Ellis deve apprezzare particolarmente il lavoro e la figura di Thompson, tanto da imbastirci totalmente i tratti peculiari del protagonista di “Trasnmetropolitan” Spider Jerusalem creando un personaggio che conquista e diverte il lettore già dalle prime vignette di questo ottimo fumetto fresco di ristampa da parte della già attivissima Rw lion.
Spider è appunto un noto giornalista che torna al lavoro nella metropoli dopo un lungo periodo passato a fare l’eremita sui monti, il tutto in un futuro incredibilmente anni novanta, con la gente stramba e i folli innesti tecnologici e il potere stronzo e il sudiciume e il gran casino generale. “Trasnmetropolitan” è un fumetto volgare e scherzoso, smargiasso, che non si risparmia qualche riflessione magari un goccio retorica, ma comunque interessante e piacevole.
Ellis mette in gioco un umorismo dissacrante e dalle tinte fortissime, a volte eccessivo come quando si tratta di cagare in chiesa, ma capace di suscitare più di una risata senza trascurare lo scorrere della trama principale delle sue storie.

Volume consigliatissimo per una lettura brillante e bella gonza, opera di uno dei migliori autori in circolazione, accompagnato inoltre dai bei disegni di Robertson.